Zitti, il mostro è in ascolto. Quando la SF è familiare, filosofica e spaventosa

In Cinema

“A Quiet Place – Un posto tranquillo”, diretto e interpretato da John Krasinski con un’ottima Emily Blunt, racconta l’impossibile sopravvivenza dei pochi umani rimasti su una Terra post-apocalittica. I quali devono vedersela con insettoni assassini in stile Alien, sensibili al minimo rumore. Nelle vicende “quotidiane” di un gruppo di loro i temi classici, e anche qualcosa di più, di un genere di successo

A Quiet Place – Un posto tranquillo, diretto da John Krasinski e scritto insieme a Scott Beck e Bryan Woods, sviluppa la sua terrificante premessa attorno a un trucco perfetto per la narrazione cinematografica: in una campagna post-apocalittica, i mostri sono attirati dai rumori provocati delle loro prede e così i sopravvissuti umani sono costretti a scambiarsi solamente mormorii. Girato con un talento visivo di prim’ordine, questo avvincente thriller quasi silenzioso trasuda la disperazione di un mondo distrutto, con la concisione di un romanzo di Cormac McCarthy ripiegato su una semplice premessa da B-movie.

Grazie a una direzione schietta ed efficiente, A Quiet Place brilla davvero nei suoi primi momenti, quando ricostruisce minuziosamente il mondo superstite con una sequenza avvincente ambientata in un minimarket saccheggiato. Lì, il patriarca senza nome della famiglia (Krasinski) raccoglie rifornimenti e medicine, mentre la madre (Emily Blunt), con uno sguardo sensibile che passa continuamente dal gentile al frenetico, aleggia nelle vicinanze. La scena è impostata per un film che si sviluppa subito quasi interamente attraverso un linguaggio carico di ansia, dove il suono è la vera minaccia che attira mostruose creature insettoidi le cui sembianze ricordano quelli di Alien e di Jurassic Park.

Dopo un salto temporale di un anno arriviamo alla fattoria della famiglia, dove giornali sparsi tutto intorno annunciano come la minaccia sia ormai estesa a livello nazionale. Il laboratorio seminterrato è pieno di apparecchi acustici, mentre una scritta su una lavagna “chiede” quale sia la debolezza di queste creature nemiche. Altrove nella fattoria, i bambini si nascondono dietro muri insonorizzati e la madre rivela una pancia incinta. Perché uno vorrebbe portare un bambino urlante in un mondo in cui il rumore è la condanna a morte? La domanda, destinata a infastidire lo spettatore più votato alla logica, crea invece quesiti, timori tormentanti. E ad un esame più attento, la pellicola si rivela sì una storia fantascientifica di sopravvivenza, ma anche piena di particolari quotidiani, un packaging di fantasia e fastidiose scaramucce familiari.

Il corso del racconto porta comunque sempre più a credere che qualsiasi cosa possa andare storta, e quando le regole di questo genere filmico prendono il sopravvento, ogni sequenza diviene densa di presagi. Utilizzando la pura fisicità del cast, il film mantiene un terrore minimalista in ogni momento e tutti i passi o le mosse improvvise dei protagonisti hanno il potenziale della morte istantanea. A parte gli scambi silenziosi negli scantinati e dietro il fragore di una cascata, A Quiet Place deve senz’altro molto alle abilità dei suoi attori principali, Emily Blunt e John Krasinski, che contribuiscono alla riuscita del film mettendo un’intensità credibile nelle loro scene, e un grado di sofisticatezza raro per questo tipo di film. Mentre la capacità del regista di estrarre la suspense da scenari inventati rivela che ogni nuova resa dei conti arriva con trucchi inaspettati.

Viviamo in un mondo così rumoroso che è difficile immaginare che il suono costante sparisca, venga portato via. E poi, spesso, usiamo il rumore per esprimere noi stessi, è una parte di chi siamo come persone. Tanti film dell’orrore di successo parlano di persone che per restare in vita devono sfidare le proprie insicurezze, e preconcetti duri da sconfiggere. Un posto tranquillo distrugge i nervi, ma lo fa in un modo che sembra gratificante, offre indubbiamente degli shock e beneficia anche dello spazio limitato fornito dall’ambiente familiare. Ma nonostante un’immagine conclusiva indelebile, resta qualcosa di insoddisfacente nel finale stesso, che soffre di un momento di realizzazione un po’ ovvio e di un sacrificio non necessario, che sfocia nel melodramma. Un posto tranquillo, curiosamente, avrebbe beneficiato nell’essere molto più tranquillo.

A Quiet Place – Un posto tranquillo di John Krasinski, con Emily Blunt, John Krasinski, Millicent Simmonds, Noah Jupe, Cade Woodward, Evangelina Cavoli, Ezekiel Cavoli, Doris McCarthy