La Scozia selvaggia di “The Vanishing”, thriller ai confini del mondo

In Cinema

Un ottimo Peter Mullan guida Gerard Butler e il giovane, talentoso, Connor Swindells nelle atmosfere tenebrose di “Il mistero del faro”, diretto dal debuttante Kristoffer Nyholm, autore della serie tv “The Killing”. Ispirato a un clamoroso fatto di cronaca del 1900, rievoca la scomparsa di tre guardiani, di età diverse, dalle isole Flannan, immerse in una natura fatta di vento freddo e mare impetuoso

Una location, tre attori e qualche buona idea. Ovvero: come ottenere il massimo con il minimo indispensabile. Ispirato a una misteriosa vicenda realmente accaduta, The Vanishing – Il mistero del faro ha i tratti dell’opera teatrale su pellicola, modesta nella realizzazione ma ben scritta e ben interpretata, quanto basta per finire nella categoria degli “interessanti” da acchiappare al volo prima che, come di consueto, scompaia dalle sale per far posto a questo o quel blockbuster già in odore di Oscar.

Perché una chance sul grande schermo la merita questo bell’esordio cinematografico del danese Kristoffer Nyholm, già assistente di Lars Von Trier e regista di prodotti televisivi cult come The Killing (BAFTA nel 2011 come miglior serie internazionale) e Taboo con Tom Hardy e Jonathan Pryce. Il suo è in buona parte un racconto intimista e claustrofobico, fatto di spazi stretti, ombre e rumori spettrali, ma la vera protagonista della splendida fotografia di Jørgen Johansson è piuttosto la natura scozzese, fatta di vento freddo e mare impetuoso, capace di tagliare i volti e incupire i cuori di chi vi resta in balìa troppo a lungo.

Immagini spettacolari, dunque, e nel contempo uno stile asciutto e realistico: il mix di opposti, ben equilibrato, funziona a meraviglia, integrando ed evidenziando il lavoro dei tre attori principali su cui, a conti fatti, si regge l’altra metà del film. Tra tutti, volto di spicco è ovviamente quello di Gerard Butler (già visto di recente in Nella tana dei lupi e Hunter Killer – Caccia negli abissi), l’unico nome hollywoodiano in cartellone. Eppure, smessi i panni della star di film d’azione, è proprio il faccione perennemente sconvolto del Leonida di 300 l’unica nota stonata dell’orchestra, per quanto l’impegno non manchi: nel tentativo esasperato di esaltare (presunte) doti attoriali oltre a sparatorie e bicipiti, il cinquantenne scozzese cade puntualmente cercando di ritagliarsi un angolo di celebrità, in un racconto che invece ha nella coralità il suo principale punto di forza.

Tutto il contrario di quanto, per esempio, fa l’ottimo Peter Mullan (non a caso miglior attore protagonista a Cannes nel 1998 in My Name is Joe di Ken Loach), membro più anziano e mentore del trio di guardiani del faro isolato ai confini del mondo, conquistando con merito il ruolo di vero protagonista del film: a dimostrazione che sul grande schermo sono spesso i dettagli, non le esagerazioni, a fare la differenza e lasciare il segno. Accanto a loro, notevole anche l’esordio del giovanissimo Connor Swindells, scaraventato sulla breccia da co-protagonista in una parte tutt’altro che facile da interpretare, eppure capacissimo di reggere il gioco senza mai sfigurare al cospetto del resto del cast.

D’altronde lo spazio di manovra per dimostrazioni di talento attoriale certo non manca nel film di Nyholm, tra echi shakespeariani (l’omicidio, il rimorso, la perdita di umanità…) e il fascino senza tempo del “tratto da una storia vera”. Si rievoca una vicenda di cronaca dei primi mesi del 1900, la sparizione senza alcun indizio dei tre custodi dal faro delle isole Flannan: e questo è il trampolino ideale per un thriller psicologico dalla sceneggiatura scaltra e solida, capace, tra molti alti e pochi bassi, di tenere ritmo e tensione quasi fino alla micidiale (e inevitabile?) conclusione. Già, quasi, perché è proprio sul maldestro e forzato tentativo di “one man show” di Butler che si smarrisce e inciampa la corsa al finale, quello sì, forse un po’ affrettato.

Che si tratti di un unico peccato veniale o piuttosto di una concessione forzata alle regole dello show biz, The Vanishing resta nel suo insieme un’opera curiosa, un esempio ostinato e quasi anacronistico di un cinema poco appariscente, fatto solo o soprattutto di personaggi e storie. Non l’unica strada da seguire, forse, ma una di quelle che sarebbe un gran peccato perdere.

The Vanishing – Il mistero del faro di Kristoffer Nyholm, con Gerard Butler, Peter Mullan, Connor Swindells, Søren Malling, Ólafur Darri Ólafsson.