A ognuno la sua stanza: filosofie dell’abitare alla Triennale

In Arte

Nella mostra curata da Beppe Finissi alla Triennale, undici progettisti italiani propongono la loro idea di “stanza”. Per riflettere su forme e senso degli ambienti in cui va in scena la nostra vita quotidiana.

Raramente ci rendiamo conto della specificità dei luoghi che frequentiamo, e ancora meno ci rendiamo conto dell’influenza che essi possono avere su di noi; l’architettura d’interni riveste in questo senso un ruolo centrale, in quanto permette di progettare consapevolmente spazi talmente insiti nella nostra quotidianità da risultare forse banali, ma non per questo scontati. Con la mostra Stanze (in corso presso la Triennale di Milano fino al 12 settembre) la riflessione sui luoghi legati alla vita di tutti i giorni permette di riflettere sul ruolo che l’architettura riveste concretamente nella nostra quotidianità, andando ad attingere alle origini stesse dell’abitare senza perdere di vista i nuovi modi di vita legati alle moderne tecnologie.

La mostra è introdotta da una necessaria premessa storica: il visitatore viene infatti accolto da una rassegna di esempi di architettura d’interni italiana, dagli anni Venti ai giorni nostri. Grandi maestri come Giò Ponti o Gae Aulenti, affiancati ad autori odierni quali Gaetano Pesce e Alessandro Mendini, espongono la propria filosofia dell’abitare: spazio e arredo vengono presentati come un unicum in grado di delineare la specificità di ogni ambiente.

Franco Librizzi, D1

Dopo tale premessa il percorso espositivo cambia approccio, passando dalle rappresentazioni di illustri esempi di architettura d’interni del passato e del presente a una sequenza di undici ambienti inediti, ideati da altrettanti progettisti italiani e disposti secondo un preciso ordine. Ciascuno degli autori propone una personale interpretazione della stanza, intesa come spazio dedicato a necessità primarie e concrete collegate indissolubilmente all’abitare. Grazie a tale modalità espositiva è possibile delineare una riflessione attuale sul mondo dell’arredamento domestico e dell’architettura d’interni, spesso relegati nel dibattito contemporaneo a pura decorazione, priva di un vero e proprio riconoscimento critico. Questi undici spazi si snodano l’uno dopo l’altro scomponendo, frammentando o riproponendo ambienti e oggetti a noi familiari sotto una luce completamente diversa, inusuale: così elementi diversi come una poltrona, un letto o persino un soggiorno vengono sapientemente racchiusi, nell’installazione Lift-Bit di Carlo Ratti Associati, nelle infinite possibili configurazioni che una seduta modulare e componibile può assumere. Allo stesso tempo in D1 di Franco Librizzi un semplice spazio ellittico delimitato da esili colonne di metallo rimanda all’elemento della soglia, intesa come demarcazione tra il mondo interno e quello esterno, essenza stessa dello spazio domestico.

Alessandro Mendini, Le mie prigioni
Alessandro Mendini, Le mie prigioni

L’esperienza della stanza passa necessariamente dal suo arredamento, che risente delle rinnovate esigenze della contemporaneità. Gli arredi e gli oggetti disposti nella stanza progettata da Marta Laudani e Marco Romanelli ad esempio estremizzano la spettacolarizzazione della quotidianità: disposti in punti precisi e celati da pesanti tende, questi oggetti si mostrano come tangibili testimoni del nostro tempo, e per questo degni di essere contemplati. La stanza può essere anche interpretata come punto di partenza di un’estrema astrazione, tesa verso l’esperienza di una spazialità pura: in questo senso l’ambiente realizzato da Alessandro Mendini, significativamente intitolato Le mie prigioni, sintetizza la rappresentazione tangibile di un isolamento volontario volto alla contemplazione della decorazione, condensata in un serrato motivo geometrico bicromo.

Al visitatore non è proposta una visione univoca e conciliante della possibile definizione di un interno, di una stanza; non a caso il sottotitolo della mostra recita altre filosofie dell’abitare. Abitare è qualcosa di estremamente soggettivo, aperto a innumerevoli interpretazioni e per questo difficilmente riconducibile ad un’unica formula universalmente valida. E’ a questa soluzione che il messaggio della mostra sembra tendere; lasciare aperte le possibili interpretazioni che possono scaturire da uno spazio estremamente semplice ma vitale: una stanza.

 

Stanze. Altre filosofie dell’abitare, a cura di Beppe Finessi, Triennale, fino al 12 settembre

Progetti di Andrea Anastasio, Manolo de Giorgi, Duilio Forte, Marta Laudani e Marco Romanelli, Claudio Lazzarini e Carl Pickering, Francesco Librizzi, Alessandro Mendini, Fabio Novembre, Carlo Ratti Associati, Umberto Riva, Elisabetta Terragni.