C’è il “Soldado”, dopo il “Sicario”. Benino, ma Sollima non è (per ora) Villeneuve

In Cinema

Il creatore di “Romanzo criminale” e “Gomorra – La serie”, il regista di “Suburra” e “Acab”, sbarca nel cinema hollywoodiano ad alto budget girando l’ideale seguito delle avventure del tenebroso pistolero Benicio Del Toro e dello “sceriffo sopra la legge” Josh Brolin. Buon film di genere, ma l’assenza di una figura come Emily Blunt rende troppo scarno il plot e nulla aggiunge all’epica classica da action movie

“Una scelta azzeccatissima, Sollima ha realizzato un magnifico film, mi ha colpito davvero”: parole e musica di Denis Villeneuve. E se lo dice lui, che aveva diretto quel magistrale poliziesco/war movie che era il primo Sicario, così duro, secco, tagliente e stilisticamente ineccepibile, in teoria ci sarebbe anche da credergli. D’altro canto il seguito di un film così ben riuscito, per giustificare la propria esistenza, dovrebbe essere quantomeno di pari livello, se non addirittura superiore. Senza per forza ricalcare in tutto e per tutto le orme di chi l’ha preceduto, però mantenendone per coerenza almeno una parvenza di impronta originaria.

Invece no. Dimenticate la cura maniacale per ogni dettaglio e immagine. Dimenticate il taglio intimista, i giochi di sguardi e silenzi, o la tensione che monta in scene d’azione centellinate con la maestria di un fine conoscitore della psicologia umana. Soldado di Stefano Sollima, italiano, anzi di più, romano de Roma fino al midollo (è il creatore della serie Romanzo Criminale e il regista di Suburra, oltre che di Gomorra – La Serie e di ACAB – All Cops Are Bastards sui fatti di Genova), è di tutt’altra pasta. Lo si era intuito già nel trailer di questo inaspettato secondo capitolo, dallo stile smaccatamente cafone, che condensava più sparatorie ed esplosioni di quante ne fossero contenute nell’intero primo episodio. Il che sorprende ancora di più, se si pensa che, a firmare la sceneggiatura, è ancora una volta Taylor Sheridan, lo stesso che aveva fatto di Sicario il primo, monumentale capitolo della propria “moderna trilogia della frontiera” (assieme agli ottimi Hell Or High Water e di I Segreti di Wind River, di cui era anche il regista), nonché un ritratto arido e cupo dell’estrema periferia americana, fatto di solitudine, paesaggi spietati, dialoghi sussurrati appena, il male nascosto nel bene e viceversa.

Soldado si sposta un po’ più in là, in tutti i sensi: dopo un accenno interessante e subito dimenticato al terrorismo internazionale post-11 settembre, trasferisce trama e personaggi in Messico, con meno regole (anche di sceneggiatura) e più pallottole. Di tutto quel che aveva fatto la fortuna della pellicola di Villeneuve resta unicamente la bella intuizione di storie che corrono su binari paralleli per incontrarsi, forse, soltanto alla fine. Non è un caso: laddove una volta c’era la figura centrale di Emily Blunt, a catalizzare l’immedesimazione dello spettatore conteso tra morale senza futuro e giustizia senza confini, questa volta il racconto ruota tutto attorno ai due nemiciamici d’eccezione, il tenebroso pistolero solitario Benicio Del Toro e Josh Brolin, sceriffo al di sopra della legge ma solo fino a un certo punto.

Già enigmatici comprimari della Blunt nel primo Sicario, i due veterani del trasformismo si muovono stavolta, al pari dei loro personaggi, con piena ed evidente libertà d’azione, monopolizzando la scena con merito indiscutibile e riuscendo comunque nell’impresa di non esagerare (quasi) mai, neanche all’apparire del classico cliché del killer con bambina al seguito (la pur brava Isabela Moner), che fa tanto Léon.

E allora dove sta il problema? Non c’è, a patto che si entri nella sala alla ricerca di un film d’azione ragionato ma non troppo, a tratti appena un paio di gradini sopra il più classico dei Mission: Impossible. In questo, Sollima ha se non altro il merito di muoversi con assoluta disinvoltura al cospetto della sua prima produzione hollywoodiana dal budget imponente, al punto che sarebbe quasi assurdo aspettarsi qualcosa di differente dal solito. Raramente come in questo caso il giudizio su un film è vincolato alle aspettative con cui lo si affronta: Soldado è un buon prodotto, avvincente e ben girato (soprattutto se confrontato con l’abituale paccottiglia a lui affine), ma che nulla aggiunge a quell’epica da action movie, più o meno recente, fatta di antieroi fisicamente indistruttibili e moralmente vulnerabili.

Poteva andar meglio? Forse. Poteva andar peggio? Assolutamente sì. Tanto basta per dare all’esordio oltreoceano di uno dei più promettenti registi italiani nel genere (l’unico?) una sufficienza abbondante d’incoraggiamento, restando in attesa, con curiosità, del suo prossimo sforzo sul grande schermo.

Soldado di Stefano Sollima, con Benicio Del Toro, Josh Brolin, Isabela Moner, Matthew Modine, Elijah Rodriguez, Catherine Keener, Jeffrey Donovan