Quali fantasmi?

In Teatro

La compagnia Elledieffe di Carolina Rosi mette in scena il capolavoro di Eduardo con la regia di Marco Tullio Giordana e Gianfelice Imparato protagonista

Questi fantasmi! di Eduardo De Filippo è una di quelle commedie scritte in modo talmente sapiente che, per una messinscena ben riuscita, hanno bisogno principalmente di una cosa: una regia capace di farle “respirare”.

Per Questi fantasmi! – scritta nel 1945 – il respiro è letteralmente vitale perché lo spettatore possa orientarsi in una mappa di piani narrativi complessa come la pianta del palazzo sei/settecentesco infestato dagli spiriti in cui è ambientata la narrazione.

Infatti, con fluidità inarrivabile e col suo tipico stile fintamente verboso ma in realtà essenziale, Eduardo fa arrivare allo spettatore una quantità eccezionale di informazioni, tutte contraddittorie: ci racconta quello che si dice che sia avvenuto nel passato, e ci fa intuire ciò che è davvero successo; ci dice ciò che accade nel presente, e come i vari personaggi se lo raccontano; ci anticipa ciò che accadrà in futuro, a dispetto dei finali illusori ipotizzati dai personaggi stessi.

 

Per quanto riguarda la questione del “respiro”, ne ha a sufficienza l’allestimento di Questi fantasmi! diretto da Marco Tullio Giordana per la compagnia di Luca De Filippo Elledieffe, in scena al Piccolo Teatro Strehler fino al 22 aprile. Giordana ha abbastanza confidenza con questo “sacro” testo da giocare – senza alcuna timidezza – con accelerazioni e decelerazioni e, soprattutto, con cambi di tono stridenti, passando dalla farsa al kammerspiel.

In questo lo aiutano degli attori molto precisi che sanno a loro volta far respirare la drammaturgia. Forse il migliore a comunicare la ragion d’essere di ogni sillaba è Nicola De Pinto: costui interpreta la parte, per niente secondaria, del portiere, animatore di quasi tutti i duetti più succulenti della commedia; particolarmente brillanti sono quelli col protagonista, l’altrettanto valido Gianfelice Imparato, alle prese con un personaggio magnifico come quello di Pasquale Lojacono, che con la sua credulità sfida il buon senso dei suoi astiosi coprotagonisti, nonché del pubblico.

Lojacono è un fallito al cubo che, come un clown (triste, tristissimo), è incapace di imparare dai propri errori. Nei rari momenti di lucidità, cioè solo verso l’inizio della commedia, riesce a spacciarsi per un uomo scafato, rotto ad ogni esperienza («L’ingenuità di certe persone è quasi commovente» afferma con un ghigno); dopo pochi minuti si capisce però che le esperienze lo hanno “rotto” fuori di ogni metafora: il fatto di andare ad abitare in una casa che si dice infestata dagli spiriti gli permette di rifugiarsi in un mondo di illusioni, accettando acriticamente lo scandaloso compromesso di essere mantenuto da un “fantasma”, che tutti sanno essere l’amante di sua moglie Maria.

Nonostante ciò, Lojacono rimane una persona profondamente auto-consapevole, solo che riesce a dimostrarlo esclusivamente nei momenti apicali del suo delirio “visionario” (le virgolette sono necessarie perché i fantasmi che lui crede di vedere sono persone in carne e ossa).

Questi fantasmi! – rimanendo nei paraggi defilippiani – ha numerosi punti di contatto con un’altra commedia amara, Arrangiatevi, pregiato film del ’59 di Mauro Bolognini con Peppino De Filippo come interprete principale: anche qui una casa enorme e confortevole viene ceduta a un pover’uomo quasi gratuitamente, ma anche in questo caso la dimora ha un segreto inenarrabile (si tratta di un ex-bordello “evacuato” a seguito della Legge Merlin).

Peppino Armentano, il protagonista, così come Pasquale Lojacono, si troverà dibattuto tra il bisogno di comodità e di speranza e la vergogna per la scandalosa sistemazione. La soluzione sarà di nuovo il compromesso… ma laddove Lojacono ha bisogno di un diaframma di irrazionalità per proteggersi dalla realtà, Armentano non ha bisogno di giustificazioni ectoplasmatiche per confrontarsi col fantasma più temuto, quello del sesso.

Il personaggio di Lojacono – confinato nel suo bozzolo di illusioni e precarietà – è un’icona di immaturità, ed è pertanto un personaggio eternamente attuale. Anche lui, grazie all’abile lavoro di Imparato e di Marco Tullio Giordana, può respirare a pieni polmoni: è tutto fuorché un fantasma.

FOTO DI FABIO LOVINO (COPERTINA) E STEFANO FORTUNATI (CORPO TESTO)

Questi fantasmi!, fino al 22 aprile al Piccolo Teatro