Pezzoni before Christmas

In Letteratura

I pezzi definitivi da leggere durante le vacanze di Natale

Sono stato cooptato in un meraviglioso gruppo di WhatsApp per fare dei regali di Natale.
Non vedevo l’ora.
Come tutti i gruppi di WhatsApp monofunzionali, la conversazione è degenerata allontanandosi dal suo scopo originario.

(Non so voi, ma io non sono mai stato in un gruppo per un regalo di laurea (tipo) in cui effettivamente si sia svolto un processo decisionale collettivo: nei miei gruppi funziona così: shitposting, solito-stronzo propone, tutti accettano acriticamente, solito-stronzo si incarica di comprare il regalo, uscire di casa fisicamente eccetera, lamentandosi in maniera passivo-aggressiva del ruolo autoimpostosi di solito-stronzo, veri eroi – che variano – lo accompagnano).

Nella fattispecie questo gruppo monofunzionale natalizio di WhatsApp si è trasformato in una metadiscussione sul Natale, da cui è emerso un ventaglio di posizioni diverse, che vi esponiamo.
Per semplicità individuiamo solo i punti salienti del continuum.

Una prima fazione. Gli entusiasti-e-basta, partigiani dei buoni sentimenti, playlist di Michael Bublè, indecisi se comprare o meno qualcosa di natalizio da Tiger, Ché almeno costa poco, prima di infilarsi nella casa parentale addobbata veramente. Quando guardano, ogni anno, Miracolo sulla trentaquattresima strada (la versione del ’94) inevitabilmente sottolineano È la stessa bambina di Matilda 6 mitica, Aww.
Argomentazione principale di natura pragmatica, Dai, è Natale, è semplicemente meglio essere tutti più buoni, no?

Fazione due. Quelli che si credono alternativi. Contestano il supposto mainstream ubiquitario entusiasta che però nella loro bolla è una sparuta minoranza, il che li definisce come una sottocultura convinta di contestare una cultura dominante che non esiste. Ingenui: si credono Che Guevara, ma sono loro le multinazionali cattive. Hanno sempre la stessa espressione compiaciuta e cinicamente-ok quando affermano che il loro film di natale preferito è il Grinch-tranne-il-finale o ti mostrano il loro ironico albero di birre vuote.
Argomentazione principale di natura vagamente snob, Dai, ha anche stancato ‘sto Natale, però, eh?


Questa introduzione è anche una scusa per un attacco frontale  a mezzo stampa, in un diverbio cresciuto troppo in fretta, e per cui mi scuso con i nostri affezionati lettori.

Fazione tre. Coloro che percepiscono la costruzione narrativa di tutte le narrazioni dominanti e ne rifiutano lo storytelling. Post-uomini con la post-verità in tasca. La fazione tre è un enorme contenitore di posizioni autocontraddittorie che oscillano continuamente tra i poli opposti di 1 e 2, accettando e rifiutando tutto contemporaneamente. Confusi, spaventati dal mondo, convinti della pragmatica di 1, ma disillusi come 2, non hanno un’argomentazione perché si esprimono soltanto attraverso meme e pensierini troppo confusi per avere una carica argomentativa. Sono più simpatici di 2 (ci vuole poco), ma io – e spero anche voi – Natale lo vorrei passare con gente come 1.

Conti regolati.

Veniamo a noi: qualunque sia la vostra posizione nello spettro sociopolitico natalizio, per rispettare tutte le minoranze, non vi proporremo testi su renne, elfi e storie edificanti (anche perché, sarebbe un po’ triste leggere del Natale al posto che viverlo).

All’incirca l’idea è che durante le vacanze raramente troviamo il tempo di metterci a leggere quel librone di mille pagine che è sul comodino da una vita, ma abbiamo tutti dei momenti morti in cui siamo troppo pieni per fare qualsiasi cosa e, quindi, abbiamo il tempo di leggere i pezzoni definitivi, curiosità e varia roba online, che volevamo finire di leggere da un po’. Segue una lista.

I criteri di scelta sono – ve lo assicuriamo – solidissimi, ma per non straniarvi troppo dalle solite abitudini facciamo come gli algoritmi di Netflix e li lasciamo oscuri.

Pronti?

Una lista di parole strane e intraducibili (che a me piacciono sempre), come Ilunga che, nel sudovest del Congo, esprime una volta per tutte la tipica situazione in cui sei pronto a perdonare e dimenticare la prima offesa nei tuoi confronti, ok tollerare la seconda, ma non ti passa neanche per l’anticamera del cervello di farlo una terza volta.

Nuff said, la cosa migliore del linguaggio sono gli slang. Anthony Burgess, lo scrittore di Arancia Meccanica, si era inventato il Nadstat, lo slang futuristico dei Drughi, sporcato quel tanto che basta di russo. Burgess stava così in fissa che si era messo a compilare un dizionario degli slang. L’hanno ritrovato tra le sue carte dopo cinquant’anni.

Che roba il linguaggio. Cormac McCarthy, nel suo primo saggio di non-fiction, The Kekulé problem, all’alba dei suoi 84 anni, si chiedeva da dove venisse. È Cormac McCarthy: quindi per arrivarci parla di Friedrich August Kekulé von Stadonitz e dei suoi sogni, della formula chimica del benzene (che ho scoperto avere la forma di un anello esagonale), delle pitture rupestri della grotta di Chauvet, della storia della matematica, di delfini anestetizzati, della natura dell’inconscio.

Il suo quasi omonimo Tom, invece, qualche anno prima sul Guardian, rifletteva sul fatto che se Joyce fosse ancora vivo, starebbe lavorando per Google. Nell’Ulisse, Joyce voleva riprodurre il mondo: dal micro al macro livello, dagli slogan pubblicitari alle chiacchere da bar, ma il Grande Report che contiene tutto il mondo è oggi scritto davvero da sistemi binari neutrali e indifferenti che vogliono soltanto perpetuare se stessi; i software, gli algoritmi con cui documentiamo ogni istante della nostra vita. A partire da questa considerazione McCarthy (Tom, eh) fa una serie di riflessioni sulla letteratura nell’epoca della data saturation (se dovessi scegliere un solo pezzo da questa lista Questo tutta la vita).

Il codice è dentro di noi, cos’è il codice? Il pezzone definitivo di Bloomberg Businessweek, 38.000 battute interattive: è un’opera d’arte.

Breve ciclo di pezzi sul futuro che mettiamo ora per un labilissimo collegamento con i due precedenti, tipo Il digitale è il futuro; ma io sono nato dopo internet e quindi mi sembra naturale quanto gli alberi. Se lo siete anche voi, fate finta per un attimo di essere nati nel quarantadue per far quadrare la lista.

Come l’immagine del futuro dell’epoca Vittoriana ha creato la nostra.

Per esempio, su The Awl, Futuri Radicali e la città santa di Canudos. Brasile, Anno del Signore 1890. Morti n. 20.000.

Lo spiegone sull’accelerazionismo del Guardian, su come questa strana filosofia abbia predetto il mondo in cui viviamo.

Il futuro in realtà, sostengono a dismagazine, è il nuovo presente. La direzione del tempo è cambiata, il futuro accade prima del presente, il tempo arriva dal futuro. Realtà 1 – Arrival 0. Tradotto in italiano su KABUL magazine da Francesca Vason (1/3).

Futuro = Catastrofe: per raccontare le conseguenze di un tornado che si è abbattuto sull’Alabama nel 2011, Pbs fa pezzo-multimediale/documentario-interattivo che comincia così: «Cari futuri sopravvissuti al disastro, questa è la storia di quello che accadde quando la mia città fu colpita da un tornado e tutto smise di essere come era prima» e poi è bellissimo.

Un altro esempio di giornalismo interattivo sul clima. Come la crisi idrica ha condizionato gli abitanti di Flint, nel Michigan. C’è lo zampino del New Yorker.

Ancora. Una delle migliori storie sul cambiamento climatico e i cicli ricorsivi (forse irreversibili) alla base dello scioglimento dei ghiacci. La Groenlandia si sta sciogliendo.

 

Un po’ di passato.
Qui uno specialone interattivo del Guardian sulla Prima guerra mondiale, potete scegliere di guardarlo anche in italiano.

Lo sapevate che Abraham Lincoln, che anche è lo stesso Lincoln di Lincoln nel bardo, prima di diventare presidente degli Stati Uniti, faceva il wrestler? #hope per tutti.

Su Reddit – che a volte è un posto bellissimo – quei fatti storici che La Dittatura Del Politicamente Corretto non vuole farvi apprendere sui libri di scuola. Pare, per esempio, che Victor Hugo fosse andato con così tante prostitute che il giorno dopo la sua morte tutti i bordelli di Parigi chiusero per lutto (Ho fatto fact-checking per voi, qui).

Corollario dell’inciso sopra: una volta grazie a Reddit ho vinto una birra. La storia è questa: un ragazzo con un disturbo ossessivo compulsivo e una grave ossessione per i germi non ce la fa più.  Si spara un colpo in testa: al posto che uccidersi, il proiettile cura le sue manie senza altri danni cerebrali. Il mio coinquilino era certo fosse una fake news. E invece. Fact-cheking sul Nyt.

Sulla roba del politicamente corretto scherzavo. La prendeva seriamente Kelefa Sanneh sul New York Times a partire da un fatto di cronaca: un dj mette Blurred Lines di Robert Thicke, che effettivamente è una canzone maschilista, comunque molto diffusa. Seguono proteste contro i gestori del locale e quel tizio perde il posto di lavoro. Chi ha ragione?

Un pezzo interattivo sull’impronta delle donne nella storia. Dal 400 A.C. in poi.

Realtà, quindi il presente. Ahinoi. Non vi siete ancora svegliati: è ancora il tempo in cui l’uomo politico più importante del mondo è Donald Trump, un tizio che secondo Corey Robin, poggia la sua visione del capitalismo sul fatto che «A non è A».

Lo speciale enorme del New York Magazine sui suoi amici dell’alt-right. Quelli che si chiedevano se gli ebrei potessero considerarsi o meno persone.

George Saunders si è fatto un giro tra i nazionalisti bianchi. Per Ta-Nehisi Coates invece Trump è Il Primo Presidente Bianco degli Usa.

Il suo successore potrebbe anche essere Mark Zuckerberg, The Outline fa una linea del tempo di tutte le volte che ha cercato di piacervi.

Mi viene in mente Saparamat Niyazov, il vecchio leader del Turkmenistan (è morto nel 2006). Girano un sacco di cose strane su di lui. È riportato che: è uno che tra le altre cose ha proibito i cani dalle città di Ashgabat (per l’odore, pare), quando ha dovuto smettere di fumare in seguito a un intervento al cuore ha deciso che nessuno poteva più farlo in luoghi pubblici (più tardi impedì anche di masticare tabacco), stabilì anche che gli uomini non dovessero più portare i capelli lunghi o la barba. Ha chiamato un mese del calendario come la sua mamma. Ha scritto anche una guida a tutto, Runhama, che è una lettura obbligatoria anche per fare la patente. Eccentrici tutti.

Forse vi siete persi il pezzo sulla schiava di famiglia di Alex Tizon, che è girato un sacco. Nelle Filippine la schiavitù ha continuato a esistere molto dopo la sua abolizione.


O il pezzo definitivo su chi fa i soldi con la crisi dei rifugiati, e come [sic] La corsa all’oro del 21esimo secolo cambia l’economia: è la storia di quelli che hanno capito come fare un sacco di profitti con l’instabilità globale, chiamata anche (BAM) sofferenza umana. YAY, ci siamo anche noi! Parla anche del legame tra Cosa Nostra e il Black Axe, la mafia nigeriana.

O il pezzo definitivo su questa cosa qui: un ragazzo, un migrante, si sveglia in un letto di ospedale a San Diego dopo aver perso la memoria. Centinaia di famiglie sperano sia un loro caro.

O il pezzo definitivo su cosa significa fare la guardia in una prigione privata. Praticamente è un libro, infatti hanno fatto anche dei video per sintetizzare (sono sei e sono brevi). C’è veramente tanta, tanta, tanta violenza. Shane Bauer sostiene fosse oltre ogni sua aspettativa. Un paio di aneddoti. Uno: un tizio ha perso entrambe le gambe e tutte le dita perché non ha ricevuto le cure per una cancrena di cui si lamentava da mesi. Due: i detenuti sospettati di volersi suicidare finiscono in delle celle speciali; sono completamente nudi e ricevono anche un pasto speciale, chiamato affettuosamente Suicide Bag, che è una cosa assolutamente misera. Lottano costantemente per avere più cibo.

(Tra l’altro negli USA, come sapete, c’è la pena di morte, qui aggiornamenti continui su chi sarà il prossimo, dove e quando: mentre sto scrivendo questa lista è Anthony Shore, morirà tra 1 mese, 2 giorni, 7 ore e 6 minuti, in Texas. Non ho controllato cosa abbia fatto perché, in ogni caso, come sapete, la pena di morte fa schifo).

BAM, dicevamo.

 

Tempi duri comunque. Pezzone definitivo su Cosa fanno le pallottole ai corpi. A un certo punto c’è la foto di un tizio che ha proprio l’espressione di uno che si è appena preso una pallottola (spoiler: le pallottole solitamente non curano malattie mentali, ma i corpi, bè, li bucano, ma ditelo voi così bene).

Qui, invece, il ritorno dell’eroina negli Stati Uniti.

Meta-: un’intervista su come è stato fatto Snowfall, il papà dei pezzoni definitivi dell’internet 2.0.

Ora, un po’ di cultura.

Jacques Lacan vs un contestatore situazionista. Ça va sans dire, è la cosa più francese che abbiate mai visto. Starring: Jacques Lacan, che all’inizio parla dell’inconscio, del linguaggio e della solita roba lacaniana: fuma un sigaro storto, che poi sembra finirgli in testa; un ragazzo che invece è uscito da The dreamers. Alla fine, li devono allontanare.

Se avete letto Cat Person, leggete anche questa poesia di Michael Robbins: You Haven’t Texted Since Saturday. Un pezzettino: «Nessuna teoria/della fisica dovrebbe produrre/ infiniti impunemente», scrive, «vorrei far notare che/ ogni teoria del cuore produce/ infiniti impunemente/ se fossi quel tipo di coglione che usa il cuore/ per indicare la tendenza/ umana di far soffrire gli altri solo perché/ odiamo soffrire da soli». La mia traduzione è molto così e così, vale la pena di leggersela.

E se la poesia fa per voi, anche questa di Teju Cole, che si intitola, drammaticamente, Lol. Parte dal googlare l’avvelenamento da radiazioni e arriva al razzismo.

777: La politica nella musica trap. E lo strano legame tra il Grime UK e Corbyn, analizzato nientemeno che da Simon Reynolds (che sta curando anche un’antologia di scritti di Mark Fisher, in uscita nel 2018 per Repeater Books).

 

Una parodia di tutte le cose uniche, inimitabili, che non si erano mai viste nelle nostre serie Tv preferite.

Abbiamo parlato un sacco di USA. Vediamo un po’ di roba sugli scrittori americani.

(Imho) La cosa migliore che abbia scritto Franzen è un saggio sull’Alzheimer del padre – a tratti così personale che a me dava fastidio, come durante gli splatter quanto ti copri gli occhi. Qui, un giornalista di Motherboard lo fa commentare al proprio padre, affetto da demenza. (Poi anche tradotto)

Bill Vollman è il meno letto tra i grandi della sua generazione. Ha scritto un trattato di quasi 4.000 pagine sulla violenza (o meglio – cito dal pezzo – un tentativo di definire filosoficamente un set di coordinate morali per capire quando la violenza fosse accettabile); una ventina di romanzi e un sacco di roba inclassificabile, tipo un’inchiesta (Poor People, 2007) in cui letteralmente andava in giro a chiedere ai poveri, Perché pensi di essere povero? Qui un bellissimo profilo.

Billy boy.

L’analisi di Aaron Schwartz, il programmatore e attivista per la libera circolazione della conoscenza, del finale di Infinite Jest – Schwartz era geniale, qualsiasi cosa facesse (qui, tradotto dall’Archivio David Foster Wallace Italia).

Quelli dello Stanford Literary Lab, formalisti quantitativi, fanno la critica stilistica coi diagrammi.

Il famoso ritratto di Emmanuel Macron scritto da Emmanuel Carrère. Inizia così: “Quest’uomo non suda”. Poi tradotto su Il da Paola Peduzzi.

Tra poco uscirà Borne per Einaudi e poi il film di Annientamento. Preparatevi a essere sul pezzo la prossima strana primavera con un bel profilo di Jeff VandeerMer.

Sulla Paris Review, invece, L’amore al tempo di Google.

Tra l’altro, se Joyce lavorasse per Google scriverebbe lo stesso queste zozzissime lettere alla moglie?

Internetting con Amanda Hess: una microserie del Nyt, su quanto c’è di strambo, sbagliato e totalmente triste nella cultura digitale.

Su n+1, quella volta in cui Emily Witt, per esempio, facendo la sua inchiesta sul futuro del sesso (poi diventata Future Sex, pubblicato in Italia da minimumfax, tradotto da Claudia Durastanti), si è ritrovata in mezzo a una gangbang in cui tutti gli uomini erano travestiti da panda. A San Francisco.

 

Quella dei panda eccitati a San Francisco è la migliore immagine natalizia con cui salutarvi.

Buone feste allora, anche a quegli scemi della Fazione due. Come sempre, la cosa più scontata di tutte ha un fondo di verità, cari #2: lo vedete che al mondo ci sta un po’ di roba così e così, no? Davvero è assolutamente necessario schifare l’unico periodo dell’anno in cui qualcuno almeno ci prova a comportarsi meglio?

No, non vale rispondere così.