Parrella: Antigone è tutte le giovani donne che combattono

In Teatro

Valeria Parrella e il desiderio di Antigone nella quinta edizione di Book Pride

Alla quinta edizione di Book Pride, dedicata al desiderio, la scrittrice Valeria Parrella (Lo spazio bianco) torna a parlare di Antigone, la figlia di Edipo, la protagonista del dramma di Sofocle, cui l’autrice campana ha dedicato un dramma del 2012, pubblicato con Einaudi e portato sulle scene da Luca De Fusco.

Nel 2019 Antigone ritorna al centro di un incontro che vede protagonista la stessa Parrella, dedicato ad Antigone e il desiderio. L’abbiamo incrociata per un’intervista in occasione del Festival dell’editoria indipendente, per provare a capire se l’Antigone del 2012 si sia trasformata in qualcun’altra.

Antigone. Una unità per definirla. Oppure di più?
Antigone è una, ed è proprio quella che ha immaginato Sofocle. Una ragazza giovane che sfida l’autorità, in nome di un desiderio – fortissimo – di affermarsi. Credo che però questa Antigone possa re-incarnarsi. Non è un caso che Sofocle abbia preso una ragazza giovane, perché ha la possibilità di reincarnarsi dappertutto. Antigone è una, ma si è reincarnata in Giovanna d’Arco.

Qualche secolo fa, però. Oggi Antigone è…
È Greta, l’ambientalista svedese di sedici anni. Più in generale, Antigone è chiunque, donna e giovane, portatrice di un messaggio totale universale. E di donne giovani e significative la nostra storia, la cultura, la letteratura sono piene. La Madonna è una donna giovane, Francesca da Rimini è una donna giovane, Giulietta è una donna giovane.

È interessante questa “insistenza” sulla gioventù.
Le donne giovani sono coloro che possono provocare il cambiamento, la trasformazione di una legge che considerano ingiusta. Alla base c’è un sentimento fortissimo. Antigone si riproduce nei secoli, ogni volta che ce n’è bisogno, diventa un simbolo.

Immaginiamo un’Antigone italiana.
Oggi Antigone, in Italia, è Ilaria Cucchi. Una donna che si batte per il corpo del fratello. Il corpo è nella centralità del mito di Antigone, è sul corpo del fratello Polinice che si combatte la battaglia. Quando ho scritto il testo ho pensato a Beppino Englaro e Luana Englaro, perché era sul corpo di Eluana che si giocava la grande partita della tenuta in vita artificiale, come oggi è sul corpo di Stefano Cucchi che si gioca la grande battaglia di Ilaria. Ma penso anche ai  genitori di Giulio Regeni… è sempre la battaglia di Antigone. 

Il corpo come strumento di potere?
Affatto. Il corpo è il limite oltre il quale la legge non va oltre, sul quale la legge si infrange. Ma c’è anche un altro modo di intendere il limite. Un’idea molto femminile: il corpo delle donne è il luogo dove si abbatte la “carognaggine” degli uomini nella storia. Il corpo viene coperto dalla religione islamica e da quella cattolica, nell’antica Grecia chiuso nel gineceo, è il luogo del femminicidio e dell’oltraggio con l’acido.  E aggiungo: non è un caso che Antigone sia il nome di una onlus che si batte per rendere più umano il regime carcerario, che a oggi è disumano per lo stato delle nostre carceri. Questo, però, è un altro discorso.

L’appuntamento con Valeria Parrella è previsto il 15 marzo alle 17:00.

 

Book Pride 2019: ogni desiderio