Orphans, drammi di famiglia in interni

In Teatro

Un testo di culto. Un fratello sporco di sangue. Una verità che non riesce a venire a galla…

Orphans è uno spettacolo che muove le delicate corde della riflessione, in senso civile, morale e umano addentrandosi in quesiti che qualsiasi giudice buono con sé stesso farebbe fatica a redimere.

Per la drammaturgia del pluripremiato Dennis Kelly e  la regia di Tommaso Pitta che porta il testo al suo esordio all’Elfo, Orphans tratta dei legami familiari tra i due coniugi Helen (Monica Nappo) e Danny (Paolo Mazzarelli, in foto copertina tratta da La società) e il fratello di lei, Liam (Lino Musella, in foto copertina tratta da La società) proprio quando durante una romantica cena da sposi quest’ultimo si presenta in casa loro con una maglietta intrisa e grondante di sangue, dicendo di aver trovato in strada un ragazzino ferito e senza conoscenza.

La drammaticità della situazione surreale è la scintilla che accende la miccia di un thriller ambientato in un unico interno, in cui la comprensione dell’avvenimento che via via penetra sempre più in profondità, scandaglia i rapporti parentali fra i tre, contrapponendo due atteggiamenti differenti: da una parte c’è la vicinanza al prossimo e l’adesione allo Stato, dall’altra la vicinanza al fratello e la protezione e l’adesione alla famiglia: Liam è infatti pregiudicato e avvisare la polizia per l’accaduto potrebbe compromettere la sua innocenza, non farlo comprometterebbe la coscienza morale di Danny e la solidarietà verso chi è in punto di morte.

orphan_700

Il braccio di ferro tra la decisione di fare o non fare, di agire per un bene particolare o generale, per un uomo oppure per un altro, per chi si conosce o per chi non si conosce, per proteggere il gruppo di familiari oppure per inserirsi in quanto individuo responsabile in una società giusta mette a confronto le dinamiche di uno Stato nello Stato e le azioni pratiche in grado di determinare il massimo grado di umanità, da parte di chi vuole il bene dei parenti, Helen, e chi come Danny di poter vivere da onesto cittadino

Helen è divisa tra due affetti, quello per il fratello e quello per il marito, costringendolo ad abbandonare i suoi principi pur di evitare la rottura.

Il dilemma delle responsabilità nei confronti della buona azione da fare o delle verità da nascondere si infittisce a mano a mano che il racconto di Liam procede a definire ulteriori dettagli ed interessa non solo le credenze individuali, ma anche lo stile di vita di Helen e Danny, ormai sposati e con un figlio. Liam è descritto come uomo incapace di gestire le opportunità che gli sono state date, di costruirsi una realtà affettiva o di abbandonare i fantasmi del passato in un’analisi che mette sul piatto della bilancia valori di umanità personale e giustizia sociale.

Giocato su scene con pochi elementi, un tavolo un divano, una finestra da cui proviene qualche bagliore notturno, lo sviluppo del testo si evolve grazie alla bravura degli attori nel gestire la tensione delle parole e dei movimenti e nei cambi di luce che ora straniano, ora descrivono ora incupiscono e rendono più intima e personale l’atmosfera. La volontà redentrice di Helen disposta a salvare il fratello Liam che si scontra con l’idealismo e l’affetto di Danny sono raccontate con una fluidità della rappresentazione capace di incalzare lo spettatore rendendolo attento e curioso dall’inizio alla fine dello spettacolo. Ma soprattutto suscitando riflessioni morali, e chiedendo a ciascuno di noi, se ci fossimo trovati nell’identica situazione, quali valori avremmo reputato giusti  e quale decisione avremmo infine preso.

Chiarissimi gli attori e molto intensi nella recitazione, in una rappresentazione guidata e ritmata sapientemente da Pitta, che riesce a tenere sul filo fino all’ultimo secondo.

Orphans, di Dennis Kelly, al Teatro dell’Elfo fino al 30 ottobre