Le notti magiche di Paolo Virzì tra calcio, omicidi e sogni di cinema

In Cinema

Un noir prestato alla commedia che tuffa lo spettatore nella Roma di un un passato prossimo che sa già di mitico: “Notti magiche” di Paolo Virzì racconta, con sorridente nostalgia, la storia di tre giovani sceneggiatori che si affacciano al mondo del cinema all’inizio degli anni 90. Al centro del cast Mauro Lamantia, Giovanni Toscano e Irene Vetere, ma insieme un ottimo Roberto Herlizka e Giancarlo Giannini, Ornella Muti, Simona Marchini Ferruccio Soleri, Marina Rocco, Giulio Scarpati, Tea Falco e Paolo Bonacelli

Un’estate italiana: le note della canzone di Gianna Nannini ed Edoardo Bennato, incredibilmente composta da Giorgio Moroder, risuonano tra i tetti romani, e la voce di Bruno Pizzul descrive le mosse di una partita di calcio decisiva: è luglio 1990, precisamente la sera della semifinale tra Italia e Argentina nei campionati mondiali che si giocano nel nostro paese, una serata che è passata alla storia. Ma il calcio in questa storia non c’entra. Infatti Paolo Virzì sceglie una notte mitologica per parlare di altri miti e leggende: quella del cinema, in quell’ultima grande stagione gloriosa per la filmografia italiana. Un’epoca in cui si poteva incontrare Marcello Mastroianni al bar, e in cui si poteva (ancora per poco) guardare in silenzio Federico Fellini alle prese col suo ultimo film. Un’epoca in cui i mostri sacri erano lì e si potevano, se non toccare, sfiorare o raccontare d’averlo fatto.

Chi cerca di tendere la mano verso questi colossi sono i protagonisti di Notti magiche, la storia scritta da Paolo Virzì, Francesco Piccolo e Francesca Archibugi. E tutto sembra ancor più luccicante e seducente proprio perché il punto di vista è quello di tre giovani sceneggiatori, Antonino (Mauro Lamantia), Luciano (Giovanni Toscano) ed Eugenia (Irene Vetere), andati a Roma perché finalisti del Premio Solinas, che si ritrovano però purtroppo a passare la notte al comando dei carabinieri per scagionarsi dai sospetti di un omicidio. Sì, perché quel 3 Luglio, mentre tutta l’Italia è attaccata agli schermi della tivù, un famoso e potente produttore cinematografico muore planando dritto nel Tevere con la sua auto. E malgrado il malumore per il rigore fatale ad Aldo Serena che l’ha sbagliato contro l’Argentina, bisogna indagare su questo delitto.

Con la scusa del noir dunque comincia una commedia ben orchestrata che ritrae con sincero affetto a tinte autobiografiche quel terreno di tesori e idoli che fu la Roma di quegli anni per i tre autori del film. È facile intravedere nel terzetto dei giovani protagonisti le ombre cinesi degli sceneggiatori di Notti Magiche, che, mescolando finzione e ricordi, sono riusciti a raccontare in una parabola fulminante l’apprendistato artistico, la crescita personale, i fallimenti e la disillusione in un mondo che sfavilla e fagocita. E che ha regole crudeli anche quando sembra accogliere ed abbracciare, che nasconde il dolore per mostrare il godimento e si nutre di gioventù ma è manovrato da una solida e vetusta casta.

Però il centro dell’attenzione è sempre il sogno del cinema, raccontato da tre angolazioni diverse: c’è Antonino che viene dalla Sicilia e ama il cinema come uno studioso, lo analizza e cita come un database vivente guardando ogni pellicola e registrandone dati, anni di produzione, attori, registi, curiosità; poi c’è Luciano che porta con sé la provincia toscana tanto cara al regista livornese, raccontando nei suoi film storie drammatiche della classe operaia ma esprimendo di persona una fortissima carica vitale, forse per la compensazione di chi vuole mordere la vita senza guardare in faccia il dolore; infine c’è Eugenia, privilegiata figlia di un politico romano che cerca di usare la scrittura per scappare dalle catene borghesi della sua famiglia, e vuole fare cinema forse per allontanare le sue paure e le ansie, per lasciare un segno, per esprimere il suo disagio interiore.

Tanti altri piccoli e grandi personaggi si aggirano per quelle stesse vie, frequentano quelle case borghesi e rileggono le stesse pagine di sceneggiatura che i nostri protagonisti scrivono. Sono perfetti personaggi minori, dal produttore assassinato Leandro Saponaro (Giancarlo Giannini), allo sceneggiatore saggio Fulvio Zappellini (un formidabile Roberto Herlitzka), che sprona gli aspiranti autori a non essere scimmie ammaestrate che battono sulla macchina da scrivere, ma a raccontare le storie che accadono fuori dalla loro finestra (proprio come Virzì sembra aver fatto qui, guardando attraverso la finestra del suo passato); fino ad arrivare a illustri registi come il maestro Pontani (un tenero e stupendo Ferruccio Soleri), che solo la svampita fidanzata di campagna di Luciano (Annalisa Arena) riesce a trattare come persona e non come divinità. Proprio lei, Katia, è uno dei personaggi più virziniani del film, un ruolo che avremmo visto benissimo addosso a Micaela Ramazzotti, come anche la procace e volgarotta signorina Coccodè (Marina Rocco), che dopo la fine del film potremmo ritrovare tranquillamente tra le stanze di Villa Biondi in La pazza gioia.

Ma alla fine, dopo tanta caciara, caricature, camei, dopo un delitto che non era un delitto, quello che resta è un senso di amarezza per un mondo andato, per la caduta dei sogni, per la fine di un’epoca, forse per la consapevolezza del fatto che nessuna età dell’oro è mai esistita, ma che è solo la lente del tempo che fa scintillare i ricordi. Per i cinefili, la visione del film merita anche solo per un momento lirico di pura bellezza: l’ombra di Federico Fellini che gira negli stabilimenti De Laurentiis l’ultima scena del film La voce della luna, con la battuta di Roberto Benigni, che avvolto dal chiarore lunare, chiosa: “Eppure io credo che se ci fosse un po’ più di silenzio. Se tutti facessimo un po’ di silenzio, forse qualcosa potremmo capire…”.

 

Notti magiche, di Paolo Virzì, con Mauro Lamantia, Giovanni Toscano, Irene Vetere, Roberto Herlitzka, Marina Rocco, Paolo Sassanelli, Annalisa Arena, Eugenio Marinelli, Emanuele Salce, Andrea Roncato, Giulio Berruti, Ferruccio Soleri, Paolo Bonacelli, Regina Orioli, Ludovica Modugno, Eliana Miglio, Giulio Scarpati, Simona Marchini, Tea Falco, Ornella Muti, Jalil Lespert, Giancarlo Giannini