Mozart, (anti)star forever

In Teatro

Tra euforia e afflizione, il Mozart di Cederna non è solo mimato, ma vissuto – e suonato a quattro mani – con un misto di spirito critico e di partecipazione

«Riuscite a vedermi?» continua a ripetere il Mozart di Giuseppe Cederna. Riusciamo a figurarcelo mentre pizzica il sedere di una bella donna? Certo che sì: dopo il successo planetario di Amadeus di Milos Forman, ciò è perfettamente compatibile con l’iconografia pop del Mozart-superstar. Riusciamo a figurarcelo mentre nella sua mente si agitano pensieri di morte? Ecco, qui facciamo un po’ più di fatica. Se già per noi, intelletti ordinari, è difficile trovare un nesso tra i nostri stati emotivi (consecutivi ma non sempre consequenziali), figuriamoci se ci è possibile raccapezzarsi tra le impennate di vitalismo e i crepacci di disperazione del Mozart-uomo.

Accompagnato dal pianista Sandro D’Orazio, Giuseppe Cederna – sul palco della Sala AcomeA del Teatro Franco Parenti – si prodiga acrobaticamente per suggerire i ritmi della vita di Mozart, i suoi momenti in maggiore e quelli in minore, i suoi trilli e le sue acciaccature, facendo intuire la stupidità del tentativo di mettere in diretta relazione la sua produzione artistica col suo vissuto personale.

Ritratto di un geniodi e con Giuseppe Cedernaliberamente tratto da Mozartdi Wolfgang Hildesheimere con M° Sandro D’Onofrio pianofortemusiche di W. A. Mozartregia Ruggero Cara, Elisabeth Boeke scene Francesca Sforzacostumi Alexandra Toesca
Ritratto di un geniodi e con Giuseppe Cedernaliberamente tratto da Mozartdi Wolfgang Hildesheimere con M° Sandro D’Onofrio pianofortemusiche di W. A. Mozartregia Ruggero Cara, Elisabeth Boeke scene Francesca Sforzacostumi Alexandra Toesca

Per evidenziare invece l’impossibilità di oggettificare il Mozart-uomo, di trasformarlo in un marchio (magari proprio nell’imbarazzante risolino popolarizzato dal Tom Hulce del succitato film di Forman), Cederna fa partire lo spettacolo dal suo incontro individuale con Mozart, avvenuto circa trent’anni fa su mandato di Mario Missiroli e di Umberto Orsini. Nel 1987 infatti fu scritturato per addossarsi il ruolo eponimo dell’Amadeus di Peter Shaffer. Per prepararsi si appellò al più celebre biografo mozartiano, Wolfgang Hildesheimer, il quale non aveva altro da offrirgli se non un tè caldo, dei biscotti engadinesi e una rivelazione ovvia: il compositore austriaco era un mistero, sia per se stesso che per gli altri. Tanto bastò comunque per dissuadere Cederna dal crogiolarsi nell’appagante repertorio di atteggiamenti da “genio sregolato” che gattona, ghigna e impreca.

Non che il Mozart a cui l’attore romano dà vita nel suo spettacolo non gattoni, non ghigni e non imprechi, anzi! Cederna – giunto dopo trent’anni alla piena maturità recitativa – si sente ancora un mimo, ma il suo Mozart non è solo mimato, è suonato (a quattro mani col pianista presente in scena) con un misto di spirito critico e di partecipazione, e intanto continua a frammentarsi in una gran quantità di stati emotivi dissonanti, tra euforia e afflizione, tra coprolalia e ispirazione.

Non tutte le “schegge di Mozart” che ci passano davanti nello one-man-show di Cederna catturano l’attenzione con la stessa forza: talvolta lo spettacolo soffre un po’ di ansia sintesi, data la velocità con cui aneddoti ed episodi vengono rievocati. Di momenti potenti ce ne sono comunque a sufficienza, specie verso la fine, durante la demolizione del Mozart-uomo.

La lezione più preziosa rimane però il resoconto della difficoltosa fraternizzazione di Cederna col personaggio, la narrazione di quel percorso – forse ancora non del tutto completato (magari tra altri trent’anni Cederna riprenderà Amadeus ancora una volta!) – che lo ha condotto a “vedersi nel personaggio”, così da potersi poi azzardare a chiederci in continuazione «Riuscite a vedermi?».

(foto in evidenza di Marco Caselli Nirmal)

MOZART ritratto di un genio, di e con Giuseppe Cederna, al Teatro Franco Parenti fino al 12 marzo

 

 

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