Le note liquide e il mood empatico dei Morcheeba

In Musica

Abbiamo ascoltato Skye, Ross e Paul nel parco del Magnolia in una profumata sera d’estate milanese

I Morcheeba li abbiamo ascoltati in un’atmosfera profumata di erba la sera del 24 luglio. Il parco del Magnolia non è gremito, c’è un’atmosfera trepidante e rilassata, alle spalle del pubblico i fonici armeggiano mentre di fronte, sul palco, si accordano gli strumenti, si sistemano i cavi, si provano le luci. La coda per la birra è lunghissima.

La band, composta da Skye Edwards (voce), Ross Godfrey (chitarra elettrica e tastiere)  e suo fratello Paul Godfrey (beats e arrangiamenti), si è distinta negli anni ’90 grazie soprattutto, ma non solo, all’album Big Calm (1998). L’ultimo disco, Skye and Ross, del 2016, porta invece la firma della cantante e del chitarrista a sottolineare la mutata direzione dei Morcheeba verso gli Skye and Ross from Morcheeba.

Iniziano in loop due accordi di chitarra (Sol Minore e Fa), poi la batteria e d’improvviso entra la voce di Skye: “Step chords, the drums and sing”, come dice il testo della canzone appena iniziata, Trigger Hippie.

 

La cantante è fasciata in uno splendido top di tulle che si allunga in una coda sulla destra, muove le braccia in aria, è ipnotica. Dei fasci di luce la avvolgono da dietro conferendole ancora più fascino. Saluta il pubblico milanese in italiano e parte Friction con quell’inconfondibile riff reggae. Purtroppo le lunghe note di sassofono vengono sostituite da degli interventi della chitarra di Godfrey ma l’atmosfera è comunque calda. Le teste iniziano a ciondolare, si chiudono gli occhi mentre Skye vocalizza accompagnata dal delay della chitarra che si protrae in un medley verso Never An Easy Way. Dopo questo medley si prendono un paio di secondi di meditazione: poi riprendono con World Looking In e Otherwise. The Sea ci trasporta direttamente nella calma di un torbido mare asiatico al tramonto.

 

Cambio posizione, mi siedo ai margini del concerto: una bambina di pochi anni gioca con suo padre, due uomini con occhialini stretti e muscoli in bella vista parlano tra di loro, un’altra coppia litiga, c’è chi si fa foto e chi si bacia appassionatamente. I Morcheeba (il loro nome, letteralmente “via della cannabis”, deriva dall’unione di mor, espressione anglosassone che indica un genere musicale affine allo smooth jazz nonché la parte centrale della strada, Middle Of the Road, e cheeba, definizione gergale della cannabis. In georgiano però morcheeba significa anche “finirà”) hanno questo grande pregio: ti accompagnano come un amico paziente ed empatico.

Skye intona sette note a cappella: il pubblico le risponde molto meno intonato di lei. Ciononostante si crea l’empatia e le sette note del ritornello di Light of Gold risuonano per tutta la durata del pezzo.

 

Ecco, qui avviene il passaggio da Morcheeba a Skye | Ross: la simbiosi tra la voce e la chitarra di Godfrey è incredibile. Un coro del pubblico ripete all’infinito il riff del ritornello. Prende la parola Ross ma non fa neanche in tempo a finire la frase che irrompe un motivo anni ’80. Si tratta di un omaggio al Duca Bianco, David Bowie e la canzone è Let’s Dance. Il pubblico si trasforma, inizia a dimenarsi proprio come avrebbe fatto in un locale anni ’80.

Seguono Blood Like Lemonad e How to Fly, con dei riff di basso e batteria incalzanti che mi ricordano tanto i Dire Straits. La band conclude ed esce dal palco dopo Blindfold e Let Me See. Il pubblico comincia a defluire. Partono le note della hit che li ha resi popolari, Rome Wasn’t Built in a Day e chi se ne stava andando rientra precipitosamente. Potrebbe sembrare una canzoncina allegra, in Do Maggiore, su cui battere le mani e saltellare: ma i Morcheeba vanno ascoltati attentamente. La canzone si apre con una domanda: “Don’t you know that Rome wasn’t built in a day?”. Si tratta di una frase metaforica per sottolineare quanto sia difficile costruire rapporti sentimentali: (Hey Hey Hey mio caro)… “ma non lo sai che Roma non l’hanno mica costruita in un giorno?” “Cause people act strange […] we got to be strong”.

 

Con questo messaggio i Morcheeba ci lasciano, in una tonalità allegra, Maggiore, e avvolti nella voce vellutata di chi ha preso consapevolezza: sognate, scavate, poi costruite con pazienza e…

Big Calm.