Mondadori-Rcs: cosa dicono i giornali

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Mondazzoli, come hanno ribattezzato i giornali il colosso Mondadori-Rcs, fa molto discutere tutti: da scrittori a giornalisti a editori a senatori

A parlare dell’acquisizione di Rcs da parte di Mondadori si è iniziato dallo scorso febbraio e ci si è presto lanciati in filippiche e geremiadi. Il 2 aprile sulla «The New York Review of Books» è apparso un articolo, a firma di Umberto Eco, che spiega le ragioni degli autori che contrastavano l’acquisizione; il titolo è eloquente: Let’s not allow Berlusconi’s Mondadori to devour the entire Rizzoli-Corriere Group.

Qualche settimana prima su «Internazionale» un acuto e dettagliato editoriale di Alessandro Gazoia ci illustra come La fusione tra Mondadori e Rcs riguarda tutti noi. Gazoia parte da molto lontano: dal quel 1889 in cui, quasi fatalmente, nascono, a pochi giorni di distanza, sia Alberto Mondadori che Angelo Rizzoli, prosegue con la storia delle due case editrici fino a tracciare un chiaro quadro della situazione dell’editoria italiana oggi e della questione sulla libertà d’espressione concludendo così:

“La mia opinione è che la nuova azienda editrice nascerà (antitrust volendo) e i manager saranno meno ignoranti della facile caricatura che li vuole incapaci di riconoscere il valore, culturale ed economico, dei marchi editoriali.
E quindi, perfino in quella nicchia dove la piccola-media editoria indipendente e di qualità trova lettori, si sentirà il peso di Mondadori-Rizzoli, della sua rete integrata che saprà certo valorizzare con enorme forza – dalla promozione dei libri in preparazione alla disposizione dei volumi in libreria – pure i suoi marchi di qualità”.

La nuova azienda editrice oggi sembra nata, alcuni sperano ancora nell’Antitrust, il caso non ha precedenti né in Italia né in Europa, anche se Marina Berlusconi dichiara che non si tratta di monopolio. Per ora, comunque, da quanto emerge dai dati riportati dal «Sole24ore», la risposta della borsa è positiva. Ciononostante è indubbio che “Mondazzoli” sia una concentrazione anomala anche se si tenta di minimizzare. Lo spiega bene Federico Mauri, presidente di Gems, terzo (ora secondo) gruppo editoriale italiano, in una intervista su «L’Espresso»: di solito, sul mercato europeo, il gruppo editoriale leader acquisisce, per crescere, il terzo o il quarto editore del mercato interno. In Italia, il primo si è comprato il secondo. Il caso è anomalo, checché ne dicano, minimizzando, i protagonisti. I librai, grandi e piccoli, diventano vasi di coccio. I librai indipendenti in Italia sono ancora tanti, rappresentano il 34 per cento del fatturato totale. E sono fondamentali. I marchi dei due gruppi oggi riuniti coprono il 55 per cento dei primi cento titoli venduti in Italia nel 2014. E sui primi dieci bestseller dell’anno scorso, sette (Zusak, Green, Follett, Brown…) sono cosa loro. Nasce un gruppo che copre oltre il 35 per cento del mercato trade, e il 25 del settore scuola.

Esprime i suoi dubbi sul caso anche il senatore Mucchetti su «L’Huffington post» arrivando addirittura a paventare il rischio che il colosso finisca in mani straniere:

“Le operazioni che la Penguin-Random House ha fatto non solo nel mondo anglosassone ma in tutta Europa possono lasciar pensare che il tramonto imprenditoriale di Berlusconi possa condurre di qui a qualche tempo alla cessione del nuovo gruppo editoriale Mondadori-Rcs Libri a una multinazionale globale. E tuttavia meglio un imprenditore globale, indipendente dalla politica, di una casa editrice dipendente dal capo del governo o dell’opposizione”.

Preoccupata si dice Elisabetta Sgarbi intervistata da «IlLibraio». Sulla stessa testata Andrea De Carlo, deluso sia da Mondadori che da Rcs, due aziende che definisce “impersonali”, afferma:

“Ultimamente sono incuriosito dal self-publishing. Forse potrei anch’io pensare all’auto-pubblicazione. Mi piacerebbe avere un totale controllo, anche se so che ci sarebbero dei rischi. Allo stesso tempo, potrei anche pensare di pubblicare con un editore più piccolo. Quel che è certo, è che in questa fase per noi autori si aprono nuove possibilità. E, al contrario di quanto si diceva alcuni anni fa, e cioè che gli editori sarebbero scomparsi e che la carta non sarebbe sopravvissuta all’e-book, come si è visto sta andando a finire diversamente, e i lettori che amano la carta e i bei libri continuano a non mancare”

Da questa acquisizione restano fuori la casa editrice Archinto che già da Luglio si è tirata fuori da Rcs tornando nelle mani di Rossellina Archinto e Adelphi ricomprata da Roberto Calasso. In una bella intervista su «Repubblica» parla della sua Adelphi, dell’editoria del Novecento e dei cambiamenti più recenti. Parlando di case editrici indipendenti dice molto giustamente:

“Trovo abbastanza penoso il discorso sulle case editrici dipendenti o indipendenti. Ci sono anche case indipendenti di scarsa qualità e case di grandi gruppi che fanno un lavoro eccellente “.

Di fronte a questo panorama lo scrittore Giulio Mozzi su «vibrisse», molto pragmaticamente, stila un decalogo di cose che si possono fare, anche a partire da subito, nel nostro piccolo, per aiutare l’editoria italiana. Alcune sono anche simpatiche, ma non per questo meno serie:

“Non fàtevi scrupolo di prestare libri agli amici. I casi sono due: o era davvero un buon libro, e allora lo ricomprerete, o non era un buon libro, e allora avrete evitato che l’amico lo comperasse (e quindi premiasse un prodotto non buono, incoraggiando gli editori a proporne altri)”.

 

Immagine di copertina by Jon S

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