Mirabilia: arte e botanica

In Arte

Il volume di Renato Bruni racconta racconta la “Botanica nascosta nell’arte”: un percorso inaspettato, dalla Venere Willendorf a Andy Warhol, per ragionare sull’equilibrio tra mondo naturale e intervento dell’uomo

“Cose meravigliose, straordinarie; frequente in contesti italiani, soprattutto in frasi di tono scherzoso (usato in genere senza articolo), con implicito un senso di esagerazione”. È la definizione del vocabolario Treccani del termine “Mirabilia”. Che oggi è il titolo di un affascinante volumetto di Renato Bruni, La botanica nascosta nell’arte (Codice edizioni) che viene presentato a Milano nel corso del prossimo Book Pride. Renato Bruni è professore di botanica al Dipartimento di Scienze degli Alimenti dell’Università di Parma e ci conduce con la scelta di alcuni dipinti attraverso una storia della botanica.

In un’immaginaria mostra, e accompagnato da due amici, Vincenzo Guarneri e Giovanni Sassu, Bruni ci guida in una storia della botanica accattivante ma non banale. Adottando i criteri della migliore tradizione divulgativa anglosassone, dall’acquerello di Albrecht Dürer, La grande zolla d’erba del 1503, fino alla scultura di Paul van Hoeydonck, L’astronauta caduto, questa mostra immaginaria ricostruisce la storia dell’affermarsi di quello che un tempo si chiamava “mondo vegetale” nel nostro pianeta. Dalla creazione delle prime comunità fino all’affermarsi delle coltivazioni iper specializzate di oggi è una storia che ha molto a che fare con il nostro immaginario attuale. Anche politico. È questo un libro che fa riflettere sull’equilibrio sempre più precario tra mondo naturale e azione dell’uomo.

M. Duchamp, Scolabottiglie, 1914

Il ruolo insostituibile, e benefico, del fuoco nel rinnovamento di scenari ecologici viene  introdotto dallo stupendo Trittico del roveto ardente di Nicolas Froment (olio su tavola del 1476). La funzione della conservazione del calore nelle piante è invece presentata dal dipinto di Diego Rivera Venditrice di fiori, un’immagine in cui il marito di Frida Khalo ci descrive la bellezza delle calle.

Per l’adattabilità della natura l’autore si serve dello Scolabottiglie di Marcel Duchamp del 1914 in un’illuminante passo “Per alcuni aspetti, non certo quello creativo, questo lavoro ricorda le conseguenze che la pressione evolutiva esercita in natura, in quanto basato sulla cooptazione funzionale, sul contributo del caso, su assemblaggio e modifica di parti nate per altri scopi, sviluppando strutture sempre diverse e poliedriche”.

La pittura rupestre Il bisonte ferito del paleolitico superiore è l’apertura per il capitolo sulle prime forme agricole adottate dai nostri antenati di 10.000 anni fa, con un’ipotesi inedita: che già in quei tempi remoti si facessero sperimentazioni di selezione genetica. Succedeva con il mais tra le popolazioni del Centroamerica.

Antonio Pollaiolo, Apollo e Dafne, ottavo decennio del Quattrocento (?), Londra, National Gallery

Il rapporto tra l’uomo e le piante, e la capacità di trasformarne funzioni, capacità, produttività, odori persino, è introdotto dall’Apollo e Dafne di Antonio Pollaiolo. La fanciulla che si trasforma in pianta pur di sfuggire alle voglie del dio diventa simbolo del poderoso lavoro dell’uomo sul suo ambiente per favorire le proprie mire.

Un capitolo parentesi è quello sull’assenzio introdotto dal dipinto di Edgar Degas, L’assenzio, una variazione sul tema del proibito e sulla Parigi di fine Ottocento. Le Tentazioni di Sant’Antonio di Grünewald ci introducono al capitolo delle droghe presenti in alcune componenti della segale come lo sclerozio, un allucinogeno.

Poi altre suggestioni grazie alle opere di Frederic Leighton, Il giardino delle Esperidi, un murale di Banksy, Maid, il particolare di CarloMagno in una vetrata del XII secolo, un collage di Kurt Schwitters, un’opera di Hokusai. La Zuppa Campbell di Andy Warhol, la Capsula di Nigella damascena di Karl Blossfeldt, lo stupendo quadro di Lionel Walden che riproduce le Acciaierie di Cardiff di notte, e infine la sorprendente Venere di Willendorf, scultura calcarea del 30.000 a.C, in una narrazione sempre affascinante e sorprendente.

Un libro che appassionerà gli amanti del verde e che, sebbene un po’ troppo compiaciuto per i miei gusti, soddisferà chi, del mondo botanico vorrà conoscere vita, morte e, molti, miracoli.

Book Pride 2019: ogni desiderio

 

Immagine di Copertina: Albrecht Dürer, Vienna, Albertina