Il mondo di Maxence Cyrin, tra classico e pop

In Interviste, Musica

Da Wagner alla new wave, dalle chiese francesi alle serie tv americane: alla scoperta della musica elettronica per pianoforte del compositore francese.

Esiste un’intersezione, all’interno dell’ampio spettro dei generi musicali, tra musica classica e musica moderna. Un’area grigia in cui nuotano diversi artisti in grado di unire due mondi molto diversi e troppo spesso distanti e non comunicanti. Uno di questi artisti è Maxence Cyrin, pianista e compositore parigino dalla sensibilità musicale unica, che nel corso degli anni ha rivisitato e riarrangiato alcuni dei più grandi brani della musica pop e rock degli ultimi trent’anni. Dai Depeche Mode e i Pixies a un pianoforte il passo è molto più breve di quanto sembri. Abbiamo scambiato qualche parola con lui per farci raccontare il suo ultimo disco, Novö Piano Live, uscito lo scorso 1 giugno per l’etichetta indipendente francese Enchanté Records.

Formazione classica, ispirazione moderna. Possiamo dire che è questo il tuo biglietto da visita?
Sì, credo di far parte di una generazione di compositori che ha una solida base di musica classica, ma anche una grande cultura pop. Lo si capisce chiaramente dallo stile di ciascuno. Ed è ancora più evidente nel mio, visto che ho adattato tanta musica pop per pianoforte proprio grazie a queste influenze classiche.

Hai sempre studiato pianoforte, ma è evidente la tua passione per la musica elettronica. Quando ti sei avvicinato per la prima volta a questo mondo, e quando hai deciso di farlo tuo creando versioni per solo pianoforte di canzoni pop?
Da adolescente, ho completamente abbandonato gli studi classici, come spesso capita ai giovani, e ho comprato un computer e un synth. Ho iniziato a produrre musica elettronica e l’ho fatto per tanti anni, ma poi mi sono stancato anche di quella e sono tornato alle origini, al pianoforte. A quel punto ha preso forma il mio primo progetto, cioè creare versioni di musica elettronica per pianoforte, che all’epoca era una novità assoluta. E poi da lì ho continuato sullo stesso principio con la musica pop.

Novö Piano Live racchiude la tua idea di musica, come compositore, autore e performer, sia con i tuoi brani originali, sia con le tue cover. Parlaci un po’ di questo EP: com’è nata l’idea di una versione live di Novö Piano?
Questo EP è un piccolo compendio del tour che ho fatto tra il 2016 e il 2017, e include cover e composizioni originali. Ma è anche il punto di arrivo di un percorso di una dozzina d’anni in cui ho riarrangiato ed esplorato al pianoforte la musica pop.
Il disco è stato registrato all’interno di una piccola chiesa di Nantes, in Francia, ormai un anno fa. Di tutti i live che ho registrato in quel periodo, questo è sicuramente il migliore per una serie di motivi: un’acustica molto buona e particolare, un pianoforte molto bello (uno Yamaha CFX), una registrazione molto pulita e definita e poche persone che tossiscono!

Cosa ci puoi dire del tuo processo creative? Qual è il tuo approccio quando riarrangi una canzone famosa? Penso si possa dire che, nella tua musica, scomporre un brano è importante tanto quanto comporlo.
È un processo piuttosto empirico in effetti, non direi che esiste un metodo preciso. Provo molte canzoni, ma sono davvero poche quelle che funzionano al meglio. La regola di base è quella di evitare in ogni modo l’effetto “piano-bar”!
In fin dei conti, suonare un qualsiasi brano al pianoforte è abbastanza semplice: la parte difficile è creare qualcosa di unico partendo dal brano originale. Bisogna giocare d’astuzia, stupire, sostituire alcune note della melodia, trovare il giusto accompagnamento per la mano sinistra, prendere in prestito qualcosina da un genere musicale o da un compositore… Tante cose che permetteranno a chi ascolta il brano di riconoscerlo nella sua semplicità e di trovarci però un piacere tutto nuovo.

Hai raggiunto il grande pubblico grazie ad alcune serie tv americane (Mr Robot e The Leftovers, in cui è presenta la tua celeberrima cover di Where’s my mind dei Pixies). Eppure nel corso degli anni hai collaborato con tantissimi artisti, non solo nel mondo della tv ma anche nel mondo della moda, suonando e componendo brani per Margiela, Hermès, Valentino e tanti altri. Da dove sono nate queste collaborazioni e quali ti sono rimaste più impresse?
Prima che il grande pubblico si interessasse veramente ai miei lavori (attraverso le serie americane di successo), i primi ad avvicinarsi alla mia musica sono stati proprio i fashion designer. E in effetti, se ci pensi, tra il mio mondo e il loro ci sono molte affinità: nella moda (così come nell’arte contemporanea) si prende qualcosa di già esistente e lo si trasforma in qualcosa di nuovo e innovativo. Spesso sono i direttori creativi di queste case di moda ad avere le idee più folli e a chiedermi di realizzarle. Ad esempio, ricordo con piacere quando anni fa ho collaborato a un evento bellissimo di Chanel al castello di Versailles: ho dovuto riarrangiare alcuni successi elettro-pop (Madonna, Metronomy…) per clavicembalo e archi e suonarli durante la sfilata.

Influenze ed ispirazioni: chi sono gli artisti che hanno avuto un impatto maggiore sulla tua personalità musicale? Parliamo sia del mondo classico che del mondo contemporaneo.
Della musica classica mi piacciono tante cose, ma ne odio quasi altrettante! Detto questo, sono da sempre un grande ammiratore di Richard Wagner, ma anche di Arvö Part. Anche nel panorama pop ho gusti molto ampi, ma direi che sono stato molto influenzato dalla new wave, che è stato una sorta di rinascita del romanticismo negli anni Ottanta. Come si dice in Francia, “Gothique un jour, Gothique toujours!”.

Attualmente stai lavorando ad un nuovo album, che dovrebbe vedere la luce nel 2019: che cosa puoi dirci di questo disco? E quali sono i tuoi progetti per i prossimi mesi?
Proprio in questi giorni ho finito di scrivere il nuovo album: saranno una decina di brani, alcuni solo per pianoforte, altri per pianoforte e archi. Sono pezzi abbastanza minimalisti, ma molto poetici. Mi piacerebbe pubblicare il disco all’inizio del 2019 e partire subito in tour con un trio d’archi.

Ci sono possibilità di vederti in Italia in futuro? Saremmo molto felici di ospitarti!
Anni fa ho suonato a Siracusa, e ne conservo un ottimo ricordo. Mi piacerebbe molto tornare a suonare in Italia, un paese bellissimo con una cultura splendida.

Speriamo di vederti presto, allora!

 

 

Immagine di copertina: Maxence Cyrin photo HD di Manuel Javier Richy