Cenerentola secondo Ponnelle: come le marionette dei Colla

In Musica

Lo storico allestimento di Ponnelle torna alla Scala rivelando aspetti metateatrali. La direzione di Dantone concilia ritmo e sentimento. Crebassa è un’Angelina commovente.

Basta un’occhiata al grigio cenere delle scene di Ponnelle per ripiombare in piena rinascita rossiniana. La Cenerentola che ha debuttato alla Scala domenica scorsa è una madeleine teatrale che riporta agli anni filologici in cui Zedda e Abbado – a cui questa ripresa è dedicata – spiegavano al mondo l’eleganza delle opere buffe di Rossini: non più farse ma commedie intrise di giocose verità. Tutto ebbe inizio con il leggendario Barbiere presentato nel ’68 a Salisburgo e nel ’69 alla Scala, sempre di Ponnelle, di cui Mila lodava il «calvinistico rigore». 

Espressione che lascerebbe perplesso anche lo spettatore più distratto, e chi l’altra sera alla Scala ha assistito alla proiezione del film del Barbiere – anche Luigi Alva, oggi novantunenne, era in sala per rivedersi – si sarà accorto degli aspetti impareggiabili di quell’edizione – manco a dirlo, direzione e cantanti –, come di quelli ormai vecchiotti e superati – vedi il bozzettismo di certi passaggi dello spettacolo, oggi improponibili se non nelle gag di Sanremo. Chissà cosa combinavano i cantanti della pre-Renaissance, se questa era la versione «castigata»! E detto dal più autorevole dei nostri musicologi. 

Invece non c’è dubbio che La Cenerentola secondo Ponnelle sia invecchiata meglio. Anche qui, come nel Barbiere, gli implacabili meccanismi di Rossini vengono ritradotti in un ritmo scenico frenetico, in un delirio teatrale che trasforma la musica in movimento. Ma a differenza del Barbiere, più che i momenti sopra le righe – in gergo «caccole» – si notano i tentativi di Ponnelle di trattare i personaggi quasi fossero marionette senza fili. È come se il regista avesse smorzato le convenzioni dell’opera con il mondo fiabesco di Cenerentola, mito moderno con centinaia di versioni da Perrault a Basile, da Re Lear a Pretty Woman, grazie a una reinterpretazione che oggi, a oltre quarant’anni di distanza, sembra al limite del metateatro. Tale e quale a uno spettacolo dei Colla, tutti i personaggi sembrano dominati, «agiti» da una forza esterna, vale a dire dall’incantesimo della musica di Rossini che arriva dalla buca, spiritosa, elegante e piena di malinconia.  

(credit Brescia/Amisano – Teatro alla Scala)

Una malinconia che non è mai melensa né larmoyante in questa versione ipercinetica molto coraggiosa di Ottavio Dantone, che dirige al limite delle possibilità dell’orchestra, se non oltre, come nei concertati con il coro. Ma la sua è una lettura talmente convincente che passano in secondo piano anche le (poche) imprecisioni d’insieme, perché si sbarazza di quell’astrattezza impersonale del meccanismo con cui troppo spesso si liquida Rossini; così ritmo e sentimento smettono di essere incompatibili.

Ma la ragione principale per vedere questa Cenerentola è senza dubbio Marianne Crebassa, mezzosoprano francese che sa rendere interessante ogni sua frase, dalle prime note flemmatiche di “Una volta c’era un Re”, cantata ogni volta in modo diverso. Una vera artista, con una consapevolezza dei propri mezzi tale da trasformare in pregi persino i suoi lievi difetti nelle agilità e negli acuti. Si tratta probabilmente dell’Angelina dei nostri giorni, risoluta ma allo stesso tempo capace di uno stupore malinconico che affascina: il suo “Ah! Sempre fra la cenere, sempre dovrò restar?” in mezzo al quintetto del primo atto è un commovente «primo piano» musicale. Quanto al Ramiro di Maxim Mironov, come sempre elegante e preciso, soffre un po’ la differenza di volume con la collega servetta, con il rischio di un effetto «Ramiro und Isolde». 

Ottimo il resto del cast: Carlos Chausson è un Don Magnifico con timbro nobile e recitazione vintage giusta per Ponnelle, Nicola Alaimo fa Dandini con divertita convinzione e tecnica sicura , Erwin Schrott è un Alidoro autorevole. Un po’ sopra le righe le sorellastre dell’Accademia Tsisana Giorgadze (Clorinda) e Anna-Doris Capitelli (Tisbe).

Teatro alla Scala La Cenerentola di Gioachino Rossini. Dirige Ottavio Dantone, regia, scene e costumi di Jean-Pierre Ponnelle (repliche: 16, 19, 23, 26 febbraio; 23, 27, 30 marzo; 2, 5 aprile)

 

Immagine di copertina © Brescia/Amisano – Teatro alla Scala