Un aspro amore giovanile e un amico che si suicida: se il passato ritorna a 70 anni, tra colpe e rimozioni

In Cinema

“L’altra metà della storia” del regista indiano Ritesh Batra (“Lunchbox”), tratto dal best-seller di Julian Barnes “Il senso di una fine”, ha le sue carte migliori in un pacchetto di attori ricchi di energia e sfumature: in testa Jim Broadbent che è Tom, un 70enne ombroso e solitario, ferito dalla vita fin da giovane, quando ha visto naufragare la sua prima, irripetibile storia d’amore con l’enigmatica Veronica, interpretata nella sua versione matura da una splendida Charlotte Rampling. L’emergere del diario di un amico finito tragicamente lo costringerà a fare i conti con i suoi gravi errori di gioventù

Dopo aver girato l’attesissimo Le nostre anime di notte (2017), con la magnifica coppia Robert Redford-Jane Fonda che ha segnato i nostri cuori con A piedi nudi nel parco, il regista indiano Ritesh Batra (Lunchbox) ci propone L’altra metà della storia, pellicola dal gusto agrodolce, tenera e profonda, che riesce a toccare il cuore del suo pubblico, a farlo commuovere. Tratto dal best seller di Julian Barnes Il senso di una fine, il film si discosta in realtà parecchio dal romanzo, lasciando libero il regista di interpretare questa storia dal suo punto di vista, che non risulta però semplicistico o inadeguato.

Tony Webster (Jim Broadbent) è un inglese settantenne, divorziato e in pensione, che conduce una vita solitaria e tranquilla, uscendo di casa solitamente per gestire il suo piccolo negozio in cui ripara e vende vecchie e ricercate macchine fotografiche. Nonostante la separazione, tra lui e la moglie (Harriet Walter) continua ad esserci un buon rapporto, rafforzato anche dalla presenza della figlia (Michelle Dockery) incinta, decisa a volere un figlio da sola grazie all’inseminazione artificiale perché contraria ad avere un partner.

La vita ordinata di Tony viene però sconvolta da una strana eredità lasciatagli dalla madre (Emily Mortimer) di Veronica, la sua fidanzata dei tempi dell’università, da poco deceduta, che scopriremo essere un vecchio diario scritto da Adrian Finn (Joe Alwyn), il miglior amico del protagonista, quand’erano compagni di studi. Tony, sconvolto da questo lascito, viene travolto dai ricordi che riaffiorano, riportandolo ai tempi della scuola e all’incontro con quel suo primo amore, una ragazza enigmatica e originale che dopo la rottura col giovane si fidanzerà proprio con Adrian Finn, esempio d’intelletto superiore per il gruppo di amici dell’epoca. Il diario, di cui Veronica è entrata in possesso dopo la morte della madre, scritto da Adrien prima di togliersi la vita, funge da espediente in questa sorta di giallo psicologico, e finirà per fare luce sui rapporti e sulle relazioni che hanno segnato la vita di Tony. In questo viaggio, accompagnato dalla sua ex moglie come confidente, emergeranno le ferite del passato, i rimpianti e un senso di colpa che il protagonista dovrà affrontare dopo più di quarant’anni.

Il film passa con grande libertà dalle immagini della vita presente di Tony a quella passata attraverso continui flashback, lasciando uno spazio adeguato ai personaggi per far emergere la loro personalità e complessità, prima tra tutte una grande Charlotte Rapling (Il portiere di notte, Melancholia, 45 anni) che interpreta una Veronica anziana ma non meno enigmatica rispetto alla sua personalità da giovane, piena di rancore e dolore. La Rampling si presenta come una donna dura, segnata non solo dagli anni ma dai dolorosi avvenimenti che li hanno accompagnati, in cui Tony ha in parte avuto un peso rilevante.

E il diario-reliquia, che secondo il testamento della madre di Veronica è di diritto di sua proprietà, costringerà Tony a rivivere il passato, con tutta quella parte della sua esistenza che aveva rimosso, e ad affrontarla. “Quante volte raccontiamo la storia della nostra vita? L’adattiamo, l’abbelliamo, facciamo tagli ad arte e creiamo una nuova realtà”: questa frase esemplifica l’evoluzione del personaggio principale, che verso la conclusione si scioglie ed esce dall’egoismo e dalla cecità che lo hanno caratterizzato negli anni, fino a portarlo alla fine del suo matrimonio.

Jim Broadbent (Iris-Un amore vero, Moulin Rouge, Harry Potter e il principe mezzosangue) si fa amare dal pubblico, nonostante interpreti qui Tom, un signore burbero ed egoista che cerca di liberarsi dalla colpa facendo ammenda. Un uomo fragile, troppo impaurito dalle relazioni per stare accanto alla figlia in un momento difficile come il parto, ma allo stesso tempo pronto a ricostruire la vita per ammettere le sue responsabilità. Dolcissima la rimpatriata finale con gli amici storici, un po’ più grandi ma per niente invecchiati.

 

L’altra metà della storia di Ritesh Batra, con Jim Broadbent, Harriet Walter, Charlotte Rapling, Billy Howle, Michelle Dockery, Freya Mavor, Joe Alwyn.