Jannis Kounellis, un romantico drammaturgo e la sua logica

In Arte

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Greco d’origine, si trasferì nel 1956 a Roma appena diciannovenne dove intraprese la sua carriera artistica. L’esponente di spicco dell’Arte Povera si è spento all’età di ottant’anni, lo scorso 17 Febbraio nella capitale. Ma chi era davvero Jannis Kounellis?

Per Jannis Kounellis la vita è stata sempre una questione di logica.

 

Nasce nel 1936 a pochi passi da quel monumento, il Partenone, che considerò imprescindibile per lo  sviluppo del suo pensiero; un monumento “umanistico” in cui tutte le misure rimandano più o meno stringentemente alla dimensione umana. “Non è una piramide ma è un sistema che mette l’uomo al centro; diminuisce un po’ l’idea di Dio ma aumenta molto l’idea dell’uomo”.

Perché per l’artista greco-romano, l’essere umano è sempre stato il punto d’arrivo delle  sperimentazioni artistiche e nulla è stato fatto se non con l’intento di comunicare profondamente e intimamente con lo stesso.

Da qui la necessità di evadere, di andare oltre al quadro, di uscire dai confini e dalle regole estetiche stabilite dei supporti canonici, per inaugurare una comunicazione che non fosse solo visiva ma con cui lo spettatore interagisse divenendo parte integrante dell’opera, in cui si potesse muovere in uno spazio polarizzato dalla materia.

Jannis Kounellis, Untitled, 2014. Installation view, London, Sprovieri. Courtesy of Sprovieri

Kounellis amava infatti definirsi un pittore perché come ricorda la parola greca ζωγραφία, la pittura in passato indicava un “disegno di vita” e non aveva nulla a che vedere con il colore, aspetto assolutamente borghese e di maniera, ma con lo scandagliare lo spazio per vedere ciò che si cela al fondo.

“Io mi sento un pittore e quello che si pensa dell’installazione nasconde una volontà di drammaturgia“.

E così campeggiano i colori del nostro tempo, il grigio e l’ocra, in spazi sociali, socievoli ed infinitamente poetici nonostante l’utilizzo di materiali quotidiani come il ferro, la creta e la terra.  Il tutto vivendo il luogo non come deposito e magazzino ma stabilendo un confronto, un corpo a corpo ed essendo capace di rendere ogni area tanto essenziale quanto autentica.

Untitled 1979 Jannis Kounellis born 1936 Purchased 1983 http://www.tate.org.uk/art/work/T03796
Jannis Kounellis, Untitled, 1979. London, Tate Gallery, © Jannis Kounellis

Ma anche se il primario tentativo è quello di cogliere il tempo come durata l’arte risulta sempre estremamente sensibile e soggetta alla storia e ai suoi eventi; perciò gli avvenimenti politici, militari e le trasformazioni culturali alterano la vita e di conseguenza l’arte che è il suo più fedele specchio. Un esempio tangibile secondo lo stesso Kounellis di questa vicinanza è Picasso; lo stesso artista in due fasi della vita e della storia differenti è riuscito a dare alla luce due opere tanto rivoluzionarie quanto diverse come Les demoiselle d’Avignon e Guernica.

In un intervista ebbe cura di aggiungere che le modalità esistenziali e di approccio verso l’arte e la vita potevano essere alquanto diverse a seconda dell’artista e della sua personale sensibilità ribadendo come un talentoso genio come Mondrian avesse lavorato in una Londra bombardata, senza aver tuttavia mai sbavato una  riga. Concluse ribadendo di essere più simile a Picasso.

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Jannis Kounellis, Untitiled, 2016. Installation view, Parigi, Le Monnaie. Photo Manolis Baboussis ©Monnaie de Paris,

Un ermetico romantico, vicino ad Ungaretti nel cogliere il lirismo epico di Roma, unica città al mondo in cui poteva davvero far esperienza del “sentimento del tempo” e nel pensare tutto come conseguenza di un’illuminazione folgorante e rara, di una immagine che  potesse poi tradursi in lingua.

Perché la parola come l’arte del resto non è totalmente in grado, non riesce mai a restituire il segreto che è in noi. Ma lo avvicina .

Come lasciava scritto Ungaretti: “oggi il poeta sa e risolutamente afferma che la poesia è testimonianza d’Iddio, anche quando è una bestemmia. Oggi il poeta è tornato a sapere, ad avere gli occhi per vedere, e deliberatamente vede e vuole vedere l’invisibile nel visibile”

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Jannis Kounellis, Senza titolo, 2006. Milano, Fondazione Pomodoro

Così ogni mostra, ogni installazione mira a riscoprire ciò che per troppo tempo è rimasto sotto la superficie e il museo diventa sì “uno spazio olimpico abitato di fantasmi” ma estremamente dinamico e vivo. Perché nessuno spazio espositivo, secondo Jannis Kounellis, può essere considerato mai un deposito del bello: “Il bello non è definito per fortuna perché sarebbe già brutto. Si crea volta per volta, istante per istante”.

Per questo è stato un artista sperimentatore, d’avanguardia, militante e sovversivo perché l’arte è così. E’ pura epica, è questione di logica e richiede una continua lotta per la sopravvivenza della forma.

 

Immagine di copertina: Jannis Kounellis a Città di Castello, 2015, foto Ansa

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