Diario americano: e ora, con il nuovo governo italiano, non siamo così diversi

In diarioCult, Weekend

Così lontani, così vicini: il governo Lega-5 stelle ci avvicina all’America di Trump peraltro all’epoca salutata entusiasticamente da Grillo. Complottismo, disprezzo per chiunque sia considerato élite e per l’informazione, rivalutazione della Russia putiniana oltre a tutte le questioni sociali, dai migranti alle famiglie gay

Ecco, lo sapevo. Anche in Italia come negli Stati Uniti, il populismo è arrivato agli apici dello Stato, a controllare tutto.

Ricordo molto bene quando Trump vinse le elezioni. Ricordo il commento lucido di mia madre, che era venuta a festeggiare il compleanno di Luca: “Mi sembra che sia successo un altro undici settembre”. Ricordo l’incredulità mista al terrore che tutto quello che avevamo dato per scontato fino ad allora sarebbe stato messo in dubbio, ridicolizzato e infine abbandonato: i diritti per i disabili, per le minoranze, per i lavoratori, per le donne, per i meno abbienti. Ricordo il senso di sconforto e di orrore. Sì, una specie di undici settembre senza morti, almeno per ora, ma che definiva chiaramente un prima e un dopo.

C’è un altro stupore che ricordo di aver provato. Non vivendo in Italia da tanti anni, fino a quella maledetta sera non avevo capito esattamente il programma (c’era un programma?) del Movimento 5 Stelle: ricordavo, questo sì, il clima malsano e fertile in cui un movimento del genere, quindi anti establishment, anti tutto, che propone delle soluzioni semplici a quesiti complessi, si fosse intrufolato nel sistema. Seguivo quotidianamente le notizie, ma avevo, lo ammetto, una visione piuttosto marginale di quello che Grillo e i suoi fan erano diventati. E invece rimasi colpita profondamente dai commenti che Beppe Grillo aveva rilasciato sulla vittoria inaspettata di Trump. Ricordo anche quelli di Matteo Salvini. Il leader maximo disse, usando suoi francesismi che lo distinguono da sempre: “È stato un vaffanculo generale e un’apocalisse dell’informazione. Succederà anche con il Movimento 5 Stelle”. Questo bisogna dirlo: il genovese è un veggente. Ricordo con altrettanto sgomento quello che Matteo Salvini aggiunse: “Giorno storico, alla faccia dei giornalisti e dei politologi”.

Entrambi, immagino, si riferivano al fatto che malgrado i sondaggi, tutti, avessero data per scontata la vittoria di Hillary Clinton, avesse vinto il candidato sbagliato. Ma non solo: il messaggio che volevano fare arrivare agli italiani era che l’informazione giornalistica e televisiva non funzionano più, che non sono affidabili e che quindi molte persone devono contare su quello che gira in rete, non solo perché la stampa è obsoleta, ma anche perché la rete è svincolata dal quarto potere, per cui è più libera di dire quello che vuole. Come sempre, il suo era un discorso molto semplicista, slegato dalla realtà e volto a creare una netta separazione popolare: potete stare con noi che abbiamo capito tutto o con loro, parte di un mondo vecchio e corrotto.

Questo del creare dubbi sull’informazione è il punto a mio parere più sconvolgente e pericoloso di questa nuova onda politica, ormai divenuta internazionale, che sta vincendo un po’ dappertutto, e che si fonda su notizie storpiate, mezze false, spesso inventate, urlate a squarciagola e concepite per creare ulteriore confusione e panico a chi le ascolta. Spesso, come diceva Grillo, si tratta di informazioni che nascono proprio in rete, dove molta gente non ha voglia di cercare di analizzare quello che legge e lo dà automaticamente per scontato. Le teorie complottistiche a cui il Movimento 5 Stelle e la parte più radicale del partito repubblicano americano devota a Trump credono, sono al tempo stesso ridicole e estremamente preoccupanti: milioni di persone, sia in Italia che qui, credono che l’11 settembre, per esempio, sia stato un complotto del governo americano, o del governo israeliano o di chissà cosa.

Da una foto photoshoppata partono milioni di teorie, una più assurda dell’altra, che sono talmente complesse che le si accettano perché srotolare la matassa dall’inizio è oramai impossibile. Oppure ci sono tutte le teorie sulle banche in mano agli ebrei che vogliono dominare il mondo, o ai gruppi occulti e comunisti che cercano di conquistare segretamente il globo. Per non parlare della più tragica e costosa dal punto di visto di vite di neonati, e cioè la bufala sui vaccini: meglio morti che autistici, anche se non c’è nessun nesso logico, scientifico o di altro genere tra le due cose, ma ormai è una teoria talmente radicata che non importa se sia vera o no: sempre meglio non rischiare. Stiamo vivendo un’era in cui non si crede più ai fatti, scientifici o meno che siano, e in cui si dubita delle istituzioni e delle persone che ci governano.

Poi ci sono similitudini sul piano sociale tra Trump e il M5S: odio per immigrati, famiglie gay, ma c’è un aspetto che accomuna Trump e il movimento Cinque Stelle altrettanto inquietante ovvero il rapporto con la Russia. Le informazioni sul rapporto tra la vittoria di Trump e la Russia anti-Hillary sono ormai ben conosciute e Robert Mueller e il suo team di avvocati stanno scoprendo ogni giorno sempre più dettagli in proposito, e finora hanno fatto rotolare molte teste assai vicine al presidente, che sembra ogni giorno  più preoccupato per le indagini in corso, e che si presume (si spera, in certi ambienti) si concludano con l’impeachment. I rapporti sul supporto sia economico che politico che Putin ha offerto alla destra populista italiana sono, in questo periodo, emersi spesso su testate nazionali e internazionali (è un tema molto caro al New York Times, per esempio), ma anche grazie a dichiarazioni di alcuni membri del M5S, come quella di Manlio Di Stefano: “La Rai ha molte più fake news di Sputnik (un canale propagandistico russo)”. Non solo: pare che ci siano stati appoggi economici nelle campagne elettorali del M5S e a altri partiti populisti europei; a Putin piace molto quando il mondo occidentale entra in confusione e coglie ogni occasione per far capire che un Paese oligarchico come il suo in fondo è molto più governabile, perché non deve accettare compromessi da nessuno. Non credo che sia un caso che da qualche giorno non si faccia che parlare di eliminare le sanzioni alla Russia da parte dell’Europa e di allontanarsi dal modello occidentale. Anche a Putin, tra l’altro piacciono le fake news, i dubbi sull’informazione, e le teorie complottistiche.

Per cui, cari amici italiani, finché avete Di Maio e Salvini al governo, vi prego di permettermi di sorridere quando mi dite: “Che paese di merda l’America di Trump!”, perché in fondo non siamo molto diversi.

 

Immagine di copertina © Mauricio Artieda