Colin Firth, strano eroe solitario, sfida gli oceani

In Cinema

Nuova biografia di un personaggio reale per James Marsh, che dopo la vita dell’astrofisico Stephen Hawking racconta l’impresa eccezionale tentata nel 1968 dal velista amatoriale Donald Crowhurst: in “Il mistero di Donald C.”, su un’imbarcazione non all’altezza, tenta per la prima volta il giro del mondo in solitaria e senza soste. Ma le cose prendono una piega imprevista. Nel cast la brava Rachel Weisz

Torna sullo schermo James Marsh, dopo il successo di La teoria del tutto, (2014), la biografia del grande scienziato inglese Stephen Hawking da poco scomparso, con un’altra storia presa dalla relaltà, Il mistero di Donald C., in cui  racconta l’impresa di Donald Crowhurst (interpretato da Colin Firth), velista amatoriale inglese che nel 1968 tentò di vincere il Golden Globe del Sunday Times, ovvero il giro del mondo in barca a vela, in solitaria, senza soste. Una scelta azzardata sia per il protagonista sia per il regista, che con questa pellicola vira verso un oceano di incertezze e mancanza di ritmo, poggiando tutto sulle spalle di un Colin Firth che però non regala le emozioni e l’umorismo che gli hanno valso l’Oscar nel 2011 per Il discorso del re.

Donald Crowhurst è un uomo dalla vita apparentemente idilliaca: ha una moglie, Claire, che lo ama e lo sostiene (interpretata da una sempre brava Rachel Weisz), tre figli che lo adorano e una sua compagnia, l’Electron Utilisation, con la quale coltiva una delle sue grandi passioni, l’invenzione di vari dispositivi elettronici tra cui spicca il Navicator, utile per l’orientamento in mare. Di animo indomito e da sempre amante dell’avventura (nel 1953 entrò nella RAF, imparò a volare e venne nominato ufficiale), dotato di uno spiccato senso dell’umorismo, non trova pace in una vita fatta di semplice quotidianità. Un desiderio implacabile di lasciare qualche segno del suo passaggio sulla terra lo spinge a tentare l’impresa impossibile, il Golden Globe, una sfida per la quale metterà a repentaglio anche la sicurezza economica della famiglia, oltre alla propria reputazione.

Scegliere un personaggio così tormentato e, soprattutto un “perdente”, è stato un rischio che James Marsh ha voluto correre: e forse ha fatto bene, ma poi ha troppo preteso da sé, proprio come il suo protagonista che partì per il giro del mondo in solitaria prima che il suo trimarano fosse definitivamente pronto, collaudato. E poi, puntare su un soggetto preso dalla cronaca non è mai la strada più semplice, perché la realtà porta con sé una storia già narrata, fatta di pregiudizi da parte del pubblico. Donald Crowhurst non riesce nel proprio intento, quindi è un “perdente”, ma l’intento del regista era cogliere un altro aspetto, ovvero tutto ciò che Crowhurst ha ottenuto (e come ci è riuscito) prima, per riuscire a partire: proventi, pubblicità, fiducia e speranza.

Non importa quindi se il suo personaggio non è l’eroe classico che supera ogni difficoltà e ostacolo e raggiunge il proprio obiettivo; ciò che conta è l’umanità del protagonista e il suo desiderio di assoluto. Non si può infatti non pensare a una somiglianza tra Donald e Achab, il capitano di Herman Melville ossessionato dalla balena Moby Dick, per la quale rischia la vita sua e quella della ciurma che era con lui. Se in quell’opera l’obiettivo era “l’Assoluto che l’uomo insegue e non può raggiungere mai”, in Il mistero di Donald C., è la Grazia, il Perdono (e The Mercy è infatti il titolo originale della pellicola), il vero desiderio nascosto nel cuore del protagonista. “Ho deciso di partire perché, se fossi rimasto, non avrei più avuto pace” (Donald Crowhurst).

Marsh si fa strada quindi negli anfratti dell’animo umano e in quelli del mare, altro protagonista di questa storia in cui lo spettatore viene coinvolto però troppo velocemente, senza lo spazio corretto per l’introduzione del suo protagonista, elemento che non permette l’immedesimazione e l’empatia con lo stesso, anche a causa di un Colin Firth non in ottima forma. Buone al contrario le interpretazioni di altri, come la Weisz e David Thewlis (visto, tra gli altri , in Sette anni in Tibet, 1998) nel ruolo del manager di Donald.

Il mistero di Donald C., di James Marsh, con Colin Firth, Rachel Weisz, Jonathan Bailey, David Thewlis, Tim Downie, Adrian Schiller, Dilyana Bouklieva, Sebastian Armesto, Genevieve Gaunt, Simon Chandler, Sam Hoare, Laurence Spellman, Richard Braine, Oliver Maltman, Andrew Buchan