Il Barocco secondo Luc Tuymans

In Arte

Alla Fondazione Prada, una mostra d’artista: il grande Luc Tuymans (1958) si interroga sulla domanda “dove troviamo il Barocco nell’arte contemporanea”? Le opere del presente e quelle del passato si confrontano rivelando assonanze inaspettate.

È alla Fondazione Prada (fino al 25 febbraio 2019) l’estensione milanese di una mostra progettata in occasione delle manifestazioni dedicate dalla città di Anversa al Barocco: Antwerp Baroque. Rubens inspires 2018. Il titolo è Sanguine. Luc Tuymans on Baroque.

Ed è una “mostra d’artista” dedicata al confronto tra arte barocca e alcuni artisti contemporanei. Non è la prima volta che la Fondazione Prada affida ad artisti la curatela di mostre (fu già il caso di Goshka Macuga, Thomas Demand, Francesco Vezzoli e  Theaster Gates) ma  è questa forse quella che ha dato i risultati più interessanti.

Che cos’è il Barocco? Nelle parole di Tuymans: “Mentre il Rinascimento si richiamava a un ideale di collaborazione e unione, il Barocco era attraversato e condizionato dall’idea di scisma. Fu innanzitutto il periodo della Riforma e della Controriforma, e allo stesso tempo segnò la nascita di un immaginario occidentale secondo il quale l’arte doveva essere dinamica e imponente e il suo scopo era quello di sorprendere e sopraffare l’osservatore, non a caso il termine propaganda fu coniato nel periodo in cui Gian Lorenzo Bernini completò il colonnato di Piazza San Pietro”.

Carla Arocha e Stéphane Schraenen, Circa Tabac (dettagli), 2007. Courtesy the artists. Johann Georg Pinsel, St. John the Apostle and Our Lady (dettaglio), 1758. Courtesy Lviv National Gallery, Ukraine; Photo: Alex Salinas, 2018.

L’asse attraverso cui si svolge la mostra è costituita da due opere: Davide e Golia di Caravaggio (1609-10) e Five Car Stud di Edward Kienholz (1969-72) di proprietà della Fondazione Prada, presente ad Anversa e qui soltanto in un filmato dell’allestimento della mostra belga. L’opera di Kienholz, oltre a costituire una ripresa quasi estrema di opera barocca, ha la funzione propedeutica di richiamare quale fosse, nel Seicento, l’esperienza individuale nell’incontro con un’opera come quella di Caravaggio. Una partecipazione totale, coinvolgente, angosciata dello spettatore individuale o collettivo.

A Milano fa le funzioni dell’opera di Kienholz un’opera altrettanto disturbante in cui l’osservatore non “guarda” l’opera ma ne viene coinvolto, anzi letteralmente avvolto: Fucking Hell di Jake e Dinos Chapman (2008). “Mentre in Five Car Stud si colgono il punto di vista morale e la rappresentazione della sconfitta, ovvero la vittima, in Fucking Hell non c’è un vincitore né un vinto: ogni personaggio sta decapitando, mangiando, cannibalizzando l’altro. La violenza rappresentata è quella di una massa umana in uno scenario apocalittico che fa eco a Cuore di Tenebra (1899) di Joseph Conrad”. Sono le parole di Tuymans per descrivere un’opera sconvolgente che, da sola, merita il prezzo del biglietto.

Jake & Dinos Chapman, Fucking Hell, 2008, fibra di vetro, plastica, tecnica mista (9 parti), Pinault Collection

Fare partire il Barocco da Caravaggio, e proprio per un artista nato nella città di Rubens, è una scelta in qualche modo eterodossa. La critica “ufficiale” è sempre stata riluttante a porre Caravaggio come iniziatore dell’arte barocca, considerandolo piuttosto un outsider che ha separato Rinascimento e Manierismo da un lato e Barocco vero e proprio dall’altro. Ma di Caravaggio a Tuymans interessa il realismo moderno e la teatralità. Il porsi in qualche modo come primo artista moderno.

Ovviamente, una mostra curata da un artista non ha pretese di stretta coerenza critica e storiografica. La sua è una scelta soggettiva e puramente artistica. Un artista, che per altro nel suo percorso ha ben poco a che vedere con l’arte barocca vera e propria, e che, nel catalogo, spiega la logica delle sue scelte: “Sanguine riflette dal principio sulle possibili fisionomie che possono nascere affiancando fisicamente le opere, intese perlopiù come oggetti. Partendo da un’indagine che si è fatta più dettagliata rispetto ad Anversa, si apre più al concetto di pubblico piuttosto che di individuo. Il progetto di Anversa era incentrato sulle reazioni del singolo individuo; a Milano è la sfera pubblica a diventare elemento di primaria importanza. […] È evidente che nella cornice di un movimento come quello Barocco è insito il concetto di populismo, creato come esperienza totalizzante per ottenere istantaneamente una reazione emozionale. Il pubblico non aveva tempo di razionalizzare l’immagine; l’esperienza coincideva con il momento esatto in cui si osservava e con le emozioni che suscitava, fossero esse genuine o il risultato di una manipolazione”.

“Sanguine. Luc Tuymans on Baroque”. Photo: Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti

E i paralleli con l’epoca attuale si fanno via via più convincenti nello svolgersi della mostra.

Il Barocco è la prima arte incoerente. I suoi protagonisti esprimono forme diversissime, ­ come adesso, nel tentativo di superare un’arte ormai inarrivabile. Dopo Leonardo e Michelangelo (e penso ancora al confronto di Caravaggio col maestro della Sistina) e soprattutto Raffaello va pensata un’altra maniera. Va inventata, è necessaria, una nuova scrittura.

Il confronto con artisti e sviluppi così diversi come quelli espressi da Rubens, van Dyck, Jacob Jordaens, Andrea Vaccaro, Cornelis de Vos, Francisco de Zurbarán, la Vanitas di Franciscus Gijsbrechts, condensano delle possibilità estetiche e concettuali di straordinario fascino.

È evidente che quella di Tuymans sia una scelta personalissima. E quindi i riferimenti possono essere a volte ovvi, a volte geniali, come possono spesso suscitare qualche perplessità.

Dove troviamo il Barocco nell’arte contemporanea?

Bruce Nauman, Good Boy, Bad Boy, 1985, dvd, digital betacam, 2 monitors, 2 players. Collection M HKA -Museum Of Contemporary Art Antwerp / Collection Flemish Community, Antwerp

È ovvio il riferimento di opere come le Tanathophanies di On Kawara, 36 ritratti di vittime della bomba atomica di Hiroshima. E altrettanto evidente è la natura barocca dei busti di stucco di Nadia Naveau. O i dipinti di Kerry James Marshall e l’eccezionale video di Pierre Huyghe Human Mask del 2014. I sorprendenti personaggi di Vanja Radauš, realizzati nella ex Yugoslavia nel 1959-61 (ma li poteva esporre?) esprimono un barocchismo altrettanto inquietante.

Ma più interessanti risultano alcuni rimandi più sottili. La ricerca di “fisionomie” analoghe per artisti come Fabro, Vercruysse, Bruce Nauman.

Al visitatore quindi il compito di trovare le relazioni necessarie tra arte contemporanea e dinamica barocca. Un invito quasi a una “personal choice”.Perché l’aspetto più interessante, e attuale, della mostra è il fatto che i rimandi all’arte barocca non sembrano fare riferimento allo sfarzo e al lusso, alla pompa e alla vacuità: insomma all’ovvio del Barocco.

Tuymans cementa il nostro periodo a quello secentesco attraverso un inevitabile appello all’aspetto più cupo e nascosto: alla violenza, fisica e psicologica, al materialismo a un realismo di una tonalità a tratti disperata.

 

Sanguine. Luc Tuymans on Baroque, Milano, Fondazione Prada, fino al 25 febbraio

Immagine di copertina: “Sanguine. Luc Tuymans on Baroque”. Photo: Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti