Sei gradi di separazione tra cinema e teatro

In Teatro

Il premio Pulitzer Annie Baker arriva a Milano con due titoli: il filmico «The Flick» e «The Aliens», entrambi diretti da Silvio Peroni

Bussa alla porta dei nostri teatri off una nuova autrice americana e le va sicuramente aperto, miss Annie Baker, bostoniana dell’81, già decorata col Pulitzer nel 2014, amatissima dai circuiti off Broadway ed ora a Milano con due dei suoi testi: da vedere per molti motivi. Fino a domenica al Teatro Verdi, l’imperdibile The Flick, due tempi, 2 ore e 40’ di intelligenti dialoghi, parole che vengono lanciate come palle da tennis, fra tre lavoratori di un cinema, l’ultimo che proietta ancora in analogico, la vecchia pellicola in 35 mm. e non vuole accettare il digitale. Il secondo spettacolo, con lo stesso regista in comune, Silvio Peroni che ama molto le storie quotidiane, è The Aliens in scena al Filodrammatici dal 21 al 26 marzo.

Partiamo da The Flick, il testo premiato, storia che noi dobbiamo anche immaginare di tre giovani o quasi perdenti, che puliscono dai popcorn la platea del locale: in scena ci sono tre file di poltrone, come già avevano fatto Shammah in un Testori e Ronconi nella Medea che ora Branciaroli riprende en travesti. Chiacchierano, lei Rose è la proiezionista che non sa mantenere relazioni più di due mesi. Così parlando si sviluppano legami, speranze, delusioni e rassegnazioni, tutto vivificato dall’amore per il cinema: fanno un gioco che potrebbe diventare di moda tra i cinefili esperti e consiste nel nominare due attori che non hanno recitato insieme e scoprire i titoli di sei gradi di separazione, rete per riunirli (si parte con Britney Spears e Michael J. Fox).

Vanno in scena così i piccoli problemi di ogni giorno e la vita cambia anche radicalmente almeno quanto il sistema di proiezione, sta diventando per tutti più virtuale e quindi digital; e la luce del riflettore ogni tanto illumina, quasi in senso mistico, queste povere esistenze che spazzano via rifiuti sempre uguali a se stessi. Silvio Peroni dirige con gran professionismo e una notevole costanza drammaturgica uno spettacolo che non ha paura della lunghezza, delle pause, dei silenzi, degli sguardi: un teatro di parola forse da vecchia maniera, alla radice di una drammaturgia che sta ritrovando la voglia di parola. Gli attori, tutti da plauso, sono Alberto Malanchino, Mariano Pirrello e Sara Putignano.

Continuando con le storie a stelle e strisce, The Aliens (al Filodrammatici) con Giovanni Arezzo, Francesco Russo e Jacopo Venturiero e lo stesso regista, racconta invece di due 30enni un po’ imbranati, un po’ pigri verso il trampolino della vita. Barbuti (anche tagliarsi la barba richiede tempo e fatica), siedono su panchine a ragionare della vita, senza decidere di agire, è sempre il monologo di essere o non essere all’ombra del nichilismo beckettiano.

Parlano di musica, di filosofia, di alcol e donne ma soprattutto di Charles Bukowski, il padre putativo di una generazione o comunque di una band che si chiama The alien, come lo spettacolo di due ore. Sono alieni, reificati marxisticamente non perché vengono da un altro mondo. Tra loro, lupus in fabula ma anche deus ex machina, entra Evan, giovane cameriere di un bar timido, sessualmente afono, fuori dal mondo, naif e provvisto di angoscia esistenziale: il mondo di questa autrice è decisamente proletario, novità nel teatro americano. E anche qui la parola gioca da protagonista e c’è un certo antico piacere nel curiosare nelle vite altrui.

The Flick, al Teatro del Buratto fino al 19 marzo 

The Aliens, al Teatro Filodrammatici fino al 26 marzo