Le due madri di Vittoria e la sua “guerra” per diventare grande

In Cinema

“Figlia mia” ripropone, dopo “Vergine giurata” e forse ancora con più forza, il ticket artistico tra la regista Laura Bispuri e una selvaggia Alba Rohrwacher: in coppia con un’ottima Valeria Golino, l’attrice toscana mette in scena il complesso rapporto tra due “mamme” (una naturale, l’altra acquisita) e una ragazzina, sullo sfondo di una Sardegna chiusa e rocciosa. Per il film elogi ed applausi alla Berlinale

Produce un altro film forte, ruvido e interessante, ancor più “al femminile” rispetto a Vergine giurata, il sodalizio artistico tra le quasi coetanee, e poco meno che 40enni, Laura Bispuri, regista romana, Alba Rohrwacher, attrice fiorentina e Francesca Manieri, sceneggiatrice lei pure capitolina: è Figlia mia, in cui anche grazie alle convincenti prove di Valeria Golino e della giovanissima Sara Casu, si racconta un groviglio di relazioni d’amore e di possesso, materne e d’amicizia, sullo sfondo di una Sardegna che se non raggiunge le vette (montane) dell’Albania di quel primo film, offre però come sfondo i Supramonti ventosi e selvaggi tra il nuorese e i dintorni di Oristano, una sorta di grande maso narrativo, chiuso ma all’aperto.

Lì si agitano amori e rancori passati, ma sempre pronti a tornare vivi, e slanci dell’oggi, dell’attimo fuggente in cui tutto si vorrebbe dalla propria vita, e tutto sembra di poter immaginare e trasformare, che si abbia 10 anni come la piccola Vittoria, ansiosa di crescere e misurarsi con le prove dell’imminente adolescenza, o molti di più come le sue due “mamme”: quella naturale, Angelica (Rohrwacher), che l’ha lasciata appena partorita per paura e ansia di libertà assoluta (e di cui molti anni dopo torna a richiedere, ricambiata, la complicità) e quella che l’ha cresciuta, Tina (Golino) che ha sacrificato la sua vita per lei e certo non vuole ammettere di avere una “rivale” inaspettata nel suo cuore. Ancor meno di perderne l’affetto esclusivo. Dunque di chi è “figlia mia” Vittoria? Della madre che conosce come tale, che si occupa di lei senza risparmiarsi in un aiuto fin troppo presente, un po’ ossessivo, che ha portato la ragazzina a isolarsi dai suoi compagni, o della donna sbandata, spesso ubriaca, che passa da un uomo all’altro, talvolta per solitudine, talvolta per bisogno di soldi, che l’ha messa al mondo, se n’è subito liberata, ma ora la sente in qualche modo sua?

La risposta nel film non c’è, e forse non ci può essere, perché saggiamente Bispuri mostra e non giudica, evita di prendere posizioni ideologiche e mette la cinepresa all’altezza della piccola protagonista – l’unica che nell’arco del film avrà una vera evoluzione positiva – utilizzando piani sequenza in cui il perdersi delle protagoniste, ognuna inseguendo i suoi fantasmi, è accompagnato da una colonna sonora potente, ai limiti dell’invadenza. E tra scoperte e smarrimenti, la vita di tutte e di tutti, in quella porzione di isola non certo invasa dalla ricchezza, si scontrerà alla fine sempre più con le urgenze della sopravvivenza.

Applaudito in questi giorni alla Berlinale, il film di Bispuri ha avuto elogi internazionali di peso (Variety parla di “Un’esplorazione della maternità che guadagna autenticità ed emozione grazie a un cast superbo”, citando perfino Anna Magnani e Ingrid Bergman, Screen International di “Un esempio perfetto di conflitto”) Figlia mia potrebbe essere raccontato quasi come un originale western sardo al femminile, tra rodei, allevatori di cavalli, tesori da recuperare nascosti tra le tombe, con un duello conclusivo al limite del sangue: se non fosse però che la regista sceglie stilisticamente alle fine di raffreddare la sua materia narrativa, riportandola ai primari conflitti individuali, in piani sequenza sempre più concitati sui personaggi.

È comunque un film che resterà soprattutto per il bel duetto di interpreti, come La pazza gioia e altri film con robuste figure femminili che finalmente il cinema italiano si decide a scrivere e mettere in scena: Alba Rohrwacher si aggira come un animale ferito tra i suoi animali veri (gli amati cavalli, su tutti) sfoggiando una recitazione anti-glamour che fa venire in mente quella di Hanna Schygulla in Storia di Piera di Marco Ferreri, e fa della sua Angelica un’eroina fuori e contro tutti. Valeria Golino è brava a sua volta nel trattenerla, per un lunghi tratti del film, quell’anima selvaggia che pure lei possiede, e non può che essere rinfocolata dalla messa in dubbio del suo ruolo di madre, l’unico che si riconosca di davvero fondamentale. Un film, per dirla con le parole di Laura Bispuri “In cui si parla ancora di femminilità imperfetta, ma in cui personaggi femminili forti non hanno paura di mettere in campo le loro complessità. Perché per me era importante arrivare a dire che questa bimba, in quest’estate, scopre di avere due madri che sono sullo stesso livello. E con lo stesso diritto”.

Figlia mia, di Laura Bispuri, con Valeria Golino, Alba Rohrwacher, Sara Casu, Michele Carboni, Udo Kier 

DONNE PROTAGONISTE: LE PARALIMPIADI DI MARTINA CAIRONI

In tema di eroine femminili al cinema, e anche di settimane olimpiche, è da segnalare l’uscita, grazie alla piattaforma movieday.it, di L’aria sul viso, il bel ritratto della 27enne campionessa italiana Martina Caironi, medaglia d’oro sui 100 metri categoria T42 alle Paralimpiadi di Londra 2012 e poi a quelle, più recenti, di Rio De Janeiro 2016, dov’è stata portabandiera della delegazione italiana vincendo pure la medaglia d’argento nel salto in lungo. Il film, diretto da Simone Saponieri, ricostruisce la vicenda umana e sportiva dell’atleta bergamasca, che a 18 anni ha subito l’amputazione della gamba sinistra, sopra il ginocchio, in seguito a un incidente d’auto – e dunque gareggia con l’aiuto di una protesi – raccontando in parallelo la sua vita agonistica e pubblica, compreso il suo incontro col presidente della Repubblica Sergio Mattarella, e anche la sua simpatia, l’energia nel ricostruirsi una vita, in parte anche la sua sfera privata, con filmati d’archivio di famiglia e dell’atleta stessa, che mostra i suoi pensieri e le sue emozioni pure in un video-diario personale. Il film può essere visto al cinema prenotando i biglietti online su movieday.it, al link bit.ly/lariasulviso: il 27 febbraio è a Bologna (Cinema Galliera) , il 1 marzo a Milano (Cinema Beltrade), l’8 marzo a Roma (Cinema Caravaggio).