Due racconti divertenti di case maledette

In Cinema

Il mistero della magione che è al centro del film di Eli Roth, una sorta di giallo per bambini nel cui cast spicca Cate Blanchett, sta nella figura di un defunto spirito malvagio e in un orologio magico che sconvolge la vita del giovane Lewis. In “Zombie contro Zombie”, commedia horror giapponese diretta da Ueda Shinichiro, il tutto si svolge in un magazzino abbandonato che diventa il set di un film horror. E del contagio venefico che si diffonde rapidamente sulla troupe a contatto con un morto vivente

il giovane orfano, il mago malvagio, la vicina strega E ZITELLA

“Magia cinematografica”. Quell’espressione significava qualcosa di molto diverso quando i cineasti facevano affidamento su effetti pratici per rendere possibile l’impossibile, quando non tutti i protagonisti avevano poteri soprannaturali dormienti che aspettavano solo di essere scoperti. Sembra quasi che tutti i film per bambini debbano necessariamente essere rumorosi, sgargianti e impazienti, ricchi di azione e che debbano spaventare per forza. E la prevedibilità, l’artificialità di questo modello stanno uccidendo la possibilità per i bambini di sperimentare più d’un tipo di storie da grandi schermi.

E anche qui nulla è particolarmente originale: Il mistero della casa del tempo di Eli Roth rende l’incanto così facile e onnipresente da sembrare quasi ordinario, raccontando la storia di un orfano, Lewis, che scopre la magia quando va a vivere in una casa che fa “tic tac”. Le ambientazioni degli anni ’50, così come la trama, sono fin troppo familiari; è un film che sembra di aver già visto, anche se è la prima volta che lo si guarda. Il giovane Lewis (Owen Vaccaro) potrebbe essere uscito dalle pagine di Charles Dickens o di Lemony Snicket. Il personaggio di Jack Black, lo zio rumoroso e sgargiante che ama indossare i kimono e far uscire infiniti fazzoletti dalla manica, uno “stregone” che ha la maestà di un prestigiatore di poco valore in una festa per bambini, è un archetipo simile a molti altri zii pasticcioni; mentre Cate Blanchett interpreta la vicina di casa Florence Zimmerman, una strega zitella e autoritaria. Il film oscilla tra la nuova vita di Lewis con lo zio Jonathan in una casa infestata alla Famiglia Addams e le sue disavventure nella sua nuova scuola, dove viene emarginato perché indossa bizzarri occhiali da aviatore, papillon e non è bravo nello sport.

Ma la storia principale parla di un mago malvagio morto (il Kyle MacLachlan di Twin Peaks) che morì nella casa di Jonathan mentre eseguiva un orribile rituale, e in qualche modo si lasciò alle spalle un mostruoso l’orologio magico che se non viene trovato porterà a una catastrofe sconosciuta. Jonathan e Florence sono ossessionati dal trovare e distruggere l’orologio e allo stesso tempo tentano di tenere lontano dai pericoli il piccolo Lewis, intento a cercare di fare amicizia nella sua nuova scuola. Ma la disperazione di Lewis per essere accettato e amato lo spinge verso una terribile decisione, infrangendo l’unica regola imposta dallo zio, che avrà conseguenze disastrose.

Il mistero della casa del tempo è l’adattamento cinematografico del romanzo giallo per bambini The house with a clock in the walls dell’autore americano John Bellairs e la sceneggiatura manda sicuramente il messaggio giusto: le persone sono più felici e più adatte a conquistare il mondo sono quelle che hanno abbracciato la loro stranezza e hanno trovato i loro talenti, invece di cercare di cambiare se stessi per emulare altre persone.

Per fortuna, Roth non consente mai al film di diventare troppo morbido. Non verserà sangue quanto nella maggior parte dei suoi film precedenti, ma fa un uso ingegnoso della polpa di zucca. Il regista riempie anche la sua storia con omaggi ai vecchi film horror di Hollywood, ai film muti e alle serie di fantascienza degli anni ’50. Ci vuole un po’ prima che la storia si sviluppi, ma una volta che i personaggi sono stati introdotti e le linee della trama sono state disegnate, il ritmo riprende velocemente e non mancano momenti di paura e una buona dose di risate. Il mistero della casa del tempo è molto simile ai primi film di Harry Potter, col loro ritmo frenetico e forzato. Ma quei film alla fine maturarono per assumere un ritmo più lento, un interesse più profondo per i personaggi e tutto ciò che li circonda, mentre questo lungometraggio non riuscirà mai ad avere uno sviluppo o un tocco di novità. Il cinema per bambini in generale potrebbe fare lo stesso – o almeno offrire una certa varietà, così come la letteratura per l’infanzia, che si rivolge a un’ampia varietà di gusti e interessi e non c’è motivo per cui i film per bambini non possano essere altrettanto validi.

Il mistero della casa del tempo, di Eli Roth, con Cate Blanchett, Jack Black, Owen Vaccaro, Renée Elise Goldsberry, Sunny Suljic, Colleen Camp, Kyle Maclachlan, Lorenza Izzo

Un horror giapponese campione d’incassi e di risate

È risaputo che il cinema, a differenza di altre forme d’arte, richiede investimenti economici notevoli, che non sempre vengono ripagati. Tuttavia, esistono casi assai rari in cui un film costato poco, e in origine destinato a un pubblico di nicchia, possa ottenere un successo inaspettato tra il pubblico mainstream. In questa categoria rientra Zombie contro Zombie, commedia horror giapponese diretta da Ueda Shinichiro, che a fronte di un budget di 20mila dollari, ne ha incassati 23 milioni solo in Giappone. Siamo in un vecchio magazzino abbandonato, location di un film sugli zombi: durante le riprese, la giovane attrice Chinatsu (Yuzuki Akiyama) fatica a sembrare convincente, suscitando le ire dell’irascibile regista Higurashi (Takayuki Hamatsu). Durante una pausa, la truccatrice Nao (Harumi Shuhama) rivela a Chinatsu e al giovane attore Ko (Kazuaki Nagaya) che quel luogo è ritenuto maledetto, poiché in passato era una base dell’esercito dove si effettuavano diabolici esperimenti. Inizialmente pensano che siano solo leggende, salvo poi essere attaccati da uno zombie vero che inizia a infettare i membri della troupe. I protagonisti, intrappolati nell’edificio, devono affrontare una dura lotta per la sopravvivenza.

Innanzitutto, un’avvertenza per coloro che andranno a vederlo: dai primi 30 minuti del film, girati in un unico piano sequenza, lo spettatore potrebbe trarre l’impressione che si tratti di un film girato davvero molto male, tanto da provare l’impulso di uscire dalla sala prima della fine: tuttavia, una volta trascorsa la prima mezz’ora, ci si accorge piano piano che niente è come sembra, e la pellicola comincia a diventare molto divertente e piena di scene esilaranti. Infatti, vengono gradualmente svelati i motivi per cui il piano sequenza iniziale ci appariva tanto scadente.

Quello sugli zombie è forse uno dei filoni più esplorati nel cinema horror, e anche le parodie non sono certo una novità (si pensi per esempio a L’alba dei morti dementi dell’inglese Edgar Wright); tuttavia, questo “film dentro al film” riesce comunque a partire da un’idea di fondo originale, che si discosta dal genere classico. Qui, infatti, nella seconda parte vengono affrontati, seppur mescolati con un umorismo demenziale, temi seri quali il rapporto genitori-figli e il conflitto generazionale. Forse non è un caso che un film del genere arrivi da un paese dove l’unica altra produzione degna di nota sugli zombie è la serie anime High School of the Dead.

Considerando che molti degli attori principali sono al loro primo film (tanto che alcuni hanno pagato per partecipare), l’interpretazione non è affatto male; in particolare, quando Hamatsu veste i panni del regista riesce a simulare alla perfezione stati d’animo totalmente opposti tra loro. Nonostante avesse pochissimi mezzi a disposizione, Ueda Shinichiro è riuscito a concepire uno dei film di maggior successo del cinema nipponico degli ultimi anni, a dimostrare che non sempre occorre avere tanti soldi per girare un buon film. Una lezione che dovrebbe valere anche per le nuove generazioni di registi italiani

Zombie contro zombie, di Shuichiro Ueda, con Takayuki Hamatsu, Yuzuki Akiyama, Harumi Shuhama, Kazuaki Nagaya, Hiroshi Ichihara, Satoshi Iwagô, Sakina Iwaji