Diario americano: le elezioni di midterm e, a casa mia, l’ansia

In diarioCult, Weekend

Martedì 6 novembre si vota negli Stati Uniti, in elezioni di midterm che sono quasi un referendum pro o contro Trump. E non è politica lontana, ma riguarda, e molto, la vita concretissima di tutti

Non mi era mia capitato prima, ma se le proposte di Trump dovessero diventare realtà, la vita mia e della mia famiglia potrebbe cambiare radicalmente, in peggio. Anche adesso che sono ipotetiche, creano comunque un clima di terrore tra noi cinque.

Me l’ha fatto venire in mente mia figlia Emma, domenica scorsa, quando ha saputo della sparatoria nella sinagoga The Tree of Life a Pittsburgh, in Pennsylvania, dove undici persone sono state trucidate da un pazzo antisemita di estrema destra. La sera, a cena, Emma era silenziosa per un po’ e poi ha detto: “Mamma, posso non dire a nessuno che papà è ebreo? Ho paura che mi succeda qualcosa di brutto…”. Ho maledetto Trump, la sua retorica dell’odio, il modo in cui ha diviso questa nazione radicalmente, il terrore che ha fatto venire a una bimba di 12 anni.

Quando ero piccola, ricordo di aver temuto le Brigate Rosse, perché mio padre era giornalista e per un certo periodo erano proprio i giornalisti di sinistra a essere gambizzati, anche se non i giornalisti sportivi. Ricordo che era successo ad amici di amici dei miei genitori: era notte, dormivano tranquilli e le loro figlie erano nella loro stanza, quando i brigatisti entrarono in casa, si recarono nella stanza dei genitori, e spararono al padre, alle gambe. Ricordo anche quando la polizia venne ad arrestare il signore che abitava al primo piano di casa nostra, perché pare fosse delle Brigate Rosse, e anche quando arrestarono Moretti, che abitava a due isolati da casa nostra. Per cui, anche per me da piccola il clima politico era motivo di ansia. Ma questa volta è diverso, questa volta le vittime non sono amici di amici, o vicini, o persone che vivono nella nostra zona. Questa volta le vittime sono semplicemente come il papà di Emma, o come i suoi zii e i suoi nonni: ebrei.

Per mia figlia Sofia, che è una giovane donna, il terrore è che gli uomini che incontrerà che cercheranno di fare i furbetti con lei la passeranno liscia, diventeranno loro le vittime di belle donne che si vestono così e agiscono così solo per incastrarli e farli cadere in tentazione. Il pericolo più spaventoso di questi tempi è l’uomo bianco, che ancora non vuole capire che il potere che aveva fino a poco tempo fa non è più lo stesso, che adesso alcune cose non vengono più accettate con leggerezza. Ma finché c’è Trump, può tranquillamente arrivare fino alla Corte Suprema. Anche per lei, il pericolo è imminente, dietro l’angolo. La politica di Trump non ha nessuna intenzione di alleviare le sue ansie, anzi grazie a questa potentissima strategia della paura, crea tensione costante.

Per mio figlio Luca, autistico a basso funzionamento, il futuro come lo vorrebbe l’amministrazione Trump sembra essere pieno di ombre e di dubbi. Nell’idea di Make America Great Again non c’è posto per i disabili, che non fanno che far spendere un sacco di soldi agli Stati e al governo federale. I servizi saranno più scarsi, per la qualità leggi sopra. Le assicurazioni mediche pubbliche, come Obamacare o MediCare sono in pericolo: la prima è già stata attaccata e indebolita, e l’altra è in continuo attacco da parte del governo. Lui, Luca, fortunatamente non sa neanche cosa sia l’ansia per il futuro, per cui è almeno il più tranquillo di tutti.

Io non sono ebrea, non sono giovane né bella e non ho le disabilità di mio figlio, ma sono un’immigrata, e gli immigrati stanno diventando il nemico numero uno del presidente e dei suoi collaboratori. Non solo ha mandato migliaia di truppe ai confini con il Messico per fermare le carovane di immigrati che stanno fuggendo la povertà e un futuro senza prospettive, ma ha anche dichiarato di voler togliere lo ius soli, parte integrante della Costituzione americana e motivo per cui questo è un Paese diverso dagli altri: è un miscuglio di culture ed è questo anche il suo potere. Aveva anche detto, tempo fa, che le persone come me, cioè sono nate in altri Paesi ma che hanno ottenuto la cittadinanza americana dal 1990 in poi, possono rischiare di perderla se si dovesse scoprire che avevano in qualche modo mentito su qualcosa e quindi, ipoteticamente, anche io ho il mio bagaglio di ansia dovuto alla sua strategia del terrore e dell’intolleranza.

Quindi la politica e il suo fiato ripugnante entrano nella mia casa quotidianamente, rendendo le parole di Trump come dei calci nello stomaco ogni volta.

Martedì 6 novembre si vota, e questa è rimasta la nostra unica arma per ritornare a una vita più tranquilla.

 

Immagine di copertina © Janusz Kaliszczak