Il doppio sogno di Endre e Maria che ha incantato Berlino

In Cinema

Vincitore nel 2017 dell’Orso d’Oro e di altri tre premi festivalieri, esce l’elegante e sensuale “Corpo e anima” diretto dalla ungherese Ildikó Enyedi: con due interpreti assai diversi e di grande livello, l’attrice teatrale Alexandra Borbély e l’editore Géza Morcsànyi, mette in scena la singolare relazione sentimentale tra due introversi dipendenti di un mattatoio. Che prima si corteggiano in sogno in forma di cervi, poi tentano nella più prosaica realtà di superare i reciproci imbarazzi e blocchi affettivi

Smaltita la sbornia stellare e d’animazione, di commedianti italici e (per fortuna in calo) di cine-panettoni, non perdetevi il primo film di alta qualità che esce nel 2018. Anche perché rappresenta una scuola “nazionale”, se ha ancora un senso usare queste categorie, quella ungherese, che ai festival in questi anni è in gran spolvero, dopo il Gran Premio della Giuria che Cannes 2015 ha riservato al bellissimo e crudele Son of Saul dell’esordiente Laszlo Nemes. Corpo e anima, che si presenta al pubblico mondiale forte dell’Orso d’Oro (più altri tre premi) vinti un anno fa a Berlino, è opera della 62enne Ildikó Enyedi, passata al cinema dall’arte visuale con una Caméra d’Or a Cannes (per Il mio XX secolo, 1989), famosa in patria anche per la versione magiara del serial tv In Treatment.

In fondo, senza fare accostamenti incongrui, anche questa è una “commedia”, che non manca di sprazzi ironici e racconta indiscutibilmente una storia d’amore, la cui singolare peculiarità è di accadere ai due protagonisti prima nei loro sogni (e non come metafora di desideri, aspirazioni o cose simili, proprio in forma di fantasie notturne dell’anima) e poi con gran fatica nella realtà. Perché, l’ha spiegato chiaramente la stessa regista, “per me, la vita intreccia sogno e realtà. E ogni giorno si constata che il suo quotidiano è una mescolanza di entrambi”. Un punto di vista perfettamente messo in scena da lei nel film, a dimostrazione che forse il sogno è solo la metafora del cinema.

Maria e Endre si incontrano in un mattatoio, prototipo, anche cinematografico, di tutte le catene di montaggio che annichiliscono la vita trasformando il dipendente in macchina (vedi Fast Food Nation di Richard Linklater, 2006 o Our Daily Bread di Nikolaus Geyrhalter, 2005). Un mattatoio pulito, che potremmo definire tutto sommato civile, (“se non provi pietà per gli animali qui non puoi sopravvivere”, chiosa uno dei protagonisti), dove gli animali destinati al macello hanno un trattamento meno crudele che altrove. Un luogo dove il corpo del titolo è certamente protagonista, plasticamente quello animale, trasformato da essere vivente in bistecche e insaccati, ma non meno presente quello umano, per le forti relazioni che si sviluppano tra i dipendenti, tradimenti coniugali compresi.

Ciò che muove l’azione, portando all’interno della ditta una psicologa del lavoro, è un imbarazzante scherzo: qualcuno ha distribuito una sorta di Viagra nel cibo della mensa aziendale, e le reazioni sono state vivaci. Durante i colloqui a coi tutti i lavoratori si sottopongono, la formosa e disinibita dottoressa scopre che Endre, il non più giovanissimo direttore finanziario dai modi gentili e un po’ freddi, e Maria, diafana 30enne, inflessibile responsabile del controllo di qualità delle carni, si corteggiano in sogno in forma di eleganti cervi, su sfondi innevati e montani, tra foreste e fiumi idilliaci, sfiorandosi assai di più di quanto facciano nei rari pasti in comune, davanti agli asettici vassoi della pausa pranzo di fabbrica. Titubanti ma desiderosi di avvicinare i loro corpi dopo le loro anime, anelano a quella vera, piena relazione amorosa che forse non hanno mai sperimentato, ma raggiungono l’intimità più confidandosi al telefono la mattina le ultime sensuali fantasie oniriche che dormendo concretamente accanto, in due letti diversi ma senza sfiorarsi, nella casa di lui. Finché, dopo aver rischiato la tragedia, Enyedi volge le cose, si presume, al meglio. Provocando parallelamente la scomparsa degli eleganti animali dai loro sogni.

Dunque di dialettica tra corpo e anima, tra realtà e fantasia si tratta, forse elementi in partenza non nuovissimi, ma coniugati qui, narrativamente e stilisticmente, con interessanti rovesciamenti, che portano il massimo di realismo nei sogni dei due protagonisti e molta fantasmagoria d’amore nelle oro relazioni concrete: e quanto all’anima, ce n’è forse molta meno nelle pur linde relazioni aziendali che nei primi piani dei poveri bovini avviati alla morte, icona assoluta del corpo da vedere, toccare, mangiare. E l’amore tra Endre e Maria, che dell’impalpabilità dei rapporti sono stati a lungo infelici vittime, in senso fisico e psicologico, raggiunge il massimo del romanticismo proprio nei momenti più strani, immateriali. Il mondo del sesso “normale”, a cui sembrano comunque anche loro in qualche modo pensare spesso con desiderio, appare banale paragonato alle loro fantasie.

Corpo e anima, è un film sensibile, delicato nei sentimenti ed elegante nella messa in scena, ottimamente scritto dalla stessa regista, una storia particolare e universale insieme di corteggiamento e blocchi emotivi, che da gesti all’apparenza insignificanti fa sgorgare empatia e turbamento. Un film emozionale di corpi che si attraggono ma con trepidazione, in cui il sangue, da segno di morte si fa vitalità di sentimenti nati dalle loro anime in territorio onirico, per un’affinità che non si può dirigere ma solo scoprire giorno dopo giorno. Dice ancora Enyedi: “Sentivo la necessità di raccontare una storia d’amore passionale e travolgente nel modo meno passionale e spettacolare possibile. Partendo dall’eroismo del quotidiano. Un poema di Ágnes Nemes Nagy è il vero punto di partenza del progetto. E i miei due eroi, Endre e Mária, non sono solo due esseri introversi, sono due anime ferite”.

Che hanno i volti di due ottimi attori: Alexandra Borbély, apprezzata finora soprattutto sulla scena teatrale dove spesso appare esuberante, dinamica, sensuale, qui con grande lavoro d’introspezione ha per così dire ricreato Maria dall’interno, modellando un personaggio che conosce un grande apprendimento emozionale e sensuale. In qualche modo all’opposto si è mosso il 65enne Géza Morcsànyi, attore non professionista ma come editore figura di primo piano della vita letteraria ungherese, amico personale di Imre Kertész (premio Nobel 2002) e Peter Esterhàzy – che ha messo a disposizione del progetto tutta la sua cultura, il suo gusto, un carisma evidente. E più di tutto, spiega ancora l’autrice, “possiede forza e vulnerabilità. Fisicamente mi ha fatto pensare a Clint Eastwood in Gran Torino: il suo è un personaggio che si crede vecchio e a fine corsa, finché sperimenta la prova del contrario, salvando un giovane uomo”.

Corpo e anima, di Ildikó Enyedi, con Alexandra Borbély, Géza Morcsànyi, Ervin Nagy, Pál Mácsai, Júlia Nyakó