Greetings from Northern Ireland

In Arte

Dopo Londra, Belfast. Alessia Cargnelli ci porta dentro le “cucine” (metaforiche e non) della Catalyst Art Gallery, per capire la scena artistica inglese

Dopo il pezzo di Kate Hiley sulla scena artistica londinese condito di studio visits, ora torniamo all’italiano, ma spostandoci sull’altra sponda dell’Isola: in Irlanda del Nord esiste da tanti anni una galleria che è soprattutto un catalizzatore di cultura e contatti per gli artisti. Ce la racconta la giovane artista Alessia Cargnelli, dal di dentro delle cucine…

Belfast, Irlanda del Nord, Regno Unito. Venticinque minuti a piedi per arrivare al lavoro, il tempo necessario perché la pioggia si alterni al sole almeno un paio di volte. Cammino verso nord, supero le prime trasversali di case a schiera a perdita d’occhio del Queen’s Quartier, per la strada sventolano una dozzina bandiere inglesi e croci di San Giorgio. Poi: un paio di fast food, alcuni esercizi commerciali fatiscenti, un senza tetto che legge Oscar Wilde, una chiesa evangelista e una pompa di benzina. L’Hotel Europa, dolorosamente famoso, sgraziato come certe architetture di Berlino Est. Più avanti, gruppetti di ragazzini in divisa e scarpe scomode parlano tra loro aspettando il semaforo. Sono nei pressi del monumentale City Hall, il cuore della città, attorniato da banche e Starbucks. Imbocco una laterale e piombo in periferia, tra puzza di piscio, asfalto bagnato e qualche bottiglia di birra abbandonata. Un’insegna reca la scritta “HOSPITAL”, sopra la sagoma di una mano di neon blu con l’indice mozzato. College Court 5, Catalyst Arts Gallery.

Resource Room. L'ultimo progetto in corso di Catalyst Arts Gallery. photo: Alessia Cargnelli, Nikon3100
Resource Room. L’ultimo progetto in corso di Catalyst Arts Gallery. photo: Alessia Cargnelli, Nikon3100

Al di là dell’apparenza, Catalyst Arts è un’istituzione qui a Belfast: è il primo artist-led space della città, anzi, dell’intera Irlanda. L’idea nacque nel 1993, quando un collettivo di artisti decise di impegnarsi nell’organizzazione di mostre ed eventi site-specific in giro per la città, seguendo l’esempio della Transmission Gallery di Glasgow. Quest’ultima aveva in attivo una collaborazione con il gruppo per la realizzazione di Trasna, il primo progetto espositivo della galleria svoltosi nell’ottobre del ’93 tra Belfast e Glasgow, lo stesso periodo in cui una bomba dell’IRA esplose a Shankill Road, West Belfast, uccidendo una decina di persone. L’intento di Catalyst Arts era (ed è tuttora) quello di porsi come catalizzatore sociale e artistico, promuovendo e incoraggiando giovani artisti, favorendo collaborazioni con altre gallerie e dando vita ad esperimenti curatoriali non convenzionali e spesso provocatori. Fu senz’altro una scelta coraggiosa, che ambiva a riattivare culturalmente una comunità profondamente segnata dai tragici avvenimenti dei Troubles.

Nel 1994 Catalyst Arts trovò la sua prima sede espositiva a Exchange Place, nel mezzo di quello che oggi si definisce il Belfast’s Cultural Quarter: da quel momento, la galleria si spostò in cinque spazi diversi, ed è attualmente alla ricerca di una nuova sistemazione. Sempre nel ‘94 venne organizzata la prima edizione di FIX, un festival delle arti performative a cadenza biennale che ebbe grande risonanza nel territorio nazionale, consolidandosi negli anni come parte integrante dell’identità del collettivo.

Nel corso del suo lavoro ventennale Catalyst Arts è stato – tra la altre cose – “un cinema, una sala registrazioni, una casa editrice, una stazione radio, un mercato delle pulci, un ring di wrestling, una distilleria, una chiesa agnostica, una sala banchetti, una squadra di freccette, un ricreatorio, un night club e un negozio” a cui è doveroso aggiungere, come mi è stato spiegato con tanti mezzi sorrisetti, epici rave party abusivi per il fundraising.

Ed è proprio in questa sua continua metamorfosi e messa in gioco che il progetto trova la sua principale caratteristica, il suo punto di forza, incoraggiata dallo statuto stesso dell’organizzazione, dichiaratamente no-profit e libera da vincoli di carattere commerciale. Lo spazio è curato da un gruppo che varia da otto a cinque co-direttori – quasi sempre giovani artisti – che per due anni si occupano volontariamente della gestione dello spazio, in ogni sua mansione: dalla programmazione delle mostre al riverniciare il pavimento, dalla conservazione dell’archivio alla pulizia di innumerevoli bicchieri di vetro la mattina dopo l’opening. Tipico giorno di uno stagista multitasking: di mattina si lavora come PR, a pranzo si rivernicia il pavimento, primo pomeriggio si rubano mattoni da una chiesa distrutta, a pomeriggio inoltrato s’allestiscono le mostre e spesso si va in trasferta a Dublino, per un incontrare la curatrice Meg Morely, che dal 2006 si occupa di conservare parte del materiale d’archivio di tutti i maggiori artist-led spaces d’Irlanda.

Il team di giugno . Alessia e i co-direttori Michaela Butler, Brónach McGuinnes, Mary Stevens, Edel O'Reilly, Mitch Conlon. / Foto di Jordan Hutchings. .jpg
Il team di giugno. Alessia Cargnelli e i co-direttori Michaela Butler, Brónach McGuinnes, Mary Stevens, Edel O’Reilly, Mitch Conlon. / Foto di Jordan Hutchings

Ogni lunedì sera si tiene nella galleria il “Monday meeting”, riunione strategica del gruppo, dove si discute instancabilmente per ore, progettando gli eventi futuri e stilando una “to-do list” da mettere in pratica la settimana a venire. Il tutto condito da litri di tè e sandwich di pane e hummus.

I co-direttori, artisti internazionali e locali sotto i trent’anni, hanno la preziosissima possibilità di vedere le proprie idee prendere progressivamente forma per poi consolidarsi nel “director’s show”, curato da ciascuno di loro al concludersi dei due anni di incarico.

Il rinnovamento continuo, l’assoluta libertà di azione e il carattere anticonvenzionale e sprezzante fanno di questo spazio – giovane e allo stesso tempo storico – un importante trampolino di lancio per numerosi noti artisti (tra cui un Turner Prize), che nessuno sembra sforzarsi troppo ricordare. Basta consultare la pagina del sito, per accorgersi di quanto la galleria si preoccupi di promuovere esclusivamente giovani talenti e di raccogliere i link di tutti i siti internet dei members della galleria, cui viene dedicata annualmente una mostra.

Oggi, ventitré anni dopo la sua nascita, Catalyst Arts non viene meno al suo potere di catalizzatore, specie rara nel panorama contemporaneo, capace di intervenire durante lo svolgimento di una reazione chimica artistica.

Ora vado a preparare l’hummus. Greetings from Northen Ireland.

Foto: Ingresso e Sole!. photo: Alessia Cargnelli / Nokia 635