Parte la stagione dei Festival, dal Bergamo Meeting al cinema d’Asia e Africa

In Cinema

Al BFM sette film in concorso, molti documentari, una mostra su Jonas Mekas e la ricca personale dedicata a Liv Ullmann, ospite della rassegna. Il FCAAAL n. 28 propone 60 film divisi in tre sezioni competitive e varie offerte extra, in apertura “Une saison en France” del ciadiano Mahamat Saleh Harouni. E in sala esce “Cinema novo” di Eryk Rocha, sulla nouvelle Vague brasiliana anni ’60

Marzo festivaliero a Bergamo e Milano con film di qualità in arrivo da cinematografie e culture “altre”, che per fortuna hanno ancora un loro pubblico nonostante la xenofobia dilagante. Il primo appuntamento ricco di novità è il Bergamo Film Meeting, edizione n. 36,  in cartellone dal 10 al 18 marzo (informazioni su tutto il cartellone sul sito ufficiale), che ha il suo punto forte nella retrospettiva dedicata a Liv Ullman, una delle più brave e sensibili attrici svedesi e soprattutto l’interprete di un gran numero di film di Ingmar Bergman, che ripasseranno tutti sugli schermi in questi giorni: si va da Persona a L’ora del lupo, da La vergogna a Passione, da Sussurri e grida a Scene da un matrimonio, da L’immagine allo specchio a Sinfonia d’autunno. E Liv, oggi 79enne, che vedremo anche in film di grande qualità interpretati per altri registi, come Karl e Kristina e Mosca addio, e nel documentario Liv e Ingmar, che racconta il suo 40ennale rapporto con Bergman, porterà a Bergamo, dove sarà presente alcuni giorni, anche sei pellicole che ha diretto o co-diretto. Il tutto accompagnato dalla mostra fotografica “Liv&Ingmar” allestita alla Sala della Porta Sant’Agostino.

Spazi monografici toccano poi nella rassegna a uno dei più noti cineasti sperimentali, il lituano naturalizzato americano Jonas Mekas, di cui sono in programma la mostra Personale” (Palazzo della Ragione) e l’incontro col figlio Sebastian e a tre protagonisti del nuovo cinema europeo che avranno ciascuno una rassegna di film: l’austriaca Barbara Albert, produttrice, regista e sceneggiatrice (il titolo più recente è Mademoiselle Paradis, ritratto di una giovane pianista settecentesca quasi cieca), il francese Stéphane Brizé, di cui si sono visti in Italia gli ottimi La legge del mercato, (2015) e Una vita, (2016), e il rumeno Adrian Sitaru i cui ultimi Illegittimo, (2016) e Fixeur (2017, nelle sale italiane dal 22 marzo) scelgono temi limite quali l’incesto e la prostituzione per analizzare abissi e complessità della natura umana.

Sette i film in concorso, quest’anno non solo opere prime e seconde, che spaziano dai racconti familiari di confine, nel franco canadese Mobile Homes di Vladimir De Fontenay, all’affresco storico ricco di sensualità Le semeur della francese Marine Francen, già assistente di Hanecke e Assayas, da Dzikie ròze della polacca Anna Jadowska, sui conflitti morali di una donna in una comunità conservatrice, alla storia di una famiglia di testimoni di Geova in cui iniziano ad incrinarsi le certezze religiose (in Apostasy di Daniel Kokotajlo, Gran Bretagna), dall’amore della vedova Hana con un attempato nuotatore che ha salvato dalle acque ghiacciate di un fiume (Ice Mother di Bohdan Sláma, Repubblica Ceca) a Secret Ingredient del macedone Gjorce Stavreski, a Miracle del regista e sceneggiatore lituano Eglė Vertelytė. Quindici poi i documentari, raccolti in “Visti da vicino”, provenienti da Francia, Polonia, Svezia, Svizzera, Finlandia, Canada, Madagascar, Olanda, Qatar, Germania, Estonia, Serbia, Gran Bretagna, Romania, e ovviamente Italia.

BFM36 / Trailer from Bergamo Film Meeting on Vimeo.

In varie sale milanesi si terrà poi, dal 18 al 25 marzo l’edizione n. 28 del Festival del cinema Africano, d’Asia e America Latina (tutte le info. sul programma sul sito www.festivalcinemaafricano.org), che aprirà il 18 al Centro San Fedele con Une saison en France, l’ultimo film di un grande cineasta maliano, Mahamat Saleh Haroun, protagonisti Sandrine BonnaireEriq Ebouaney, drammatica storia di un rifugiato a Parigi della Repubblica Centrafricana cui viene negato il diritto d’asilo, nonostante la moglie sia stata uccisa in patria da milizie combattenti. Troverà rifugio coi suoi due deliziosi figli dalla gentile e affettuosa nuova partrner di origine polacca (Bonnaire), finché la paura di rovinarle la vita, se sarò essere trovato dalla polizia in casa di lei, lo indurrà a scomparire, forse nella celebre Giungla di Calais, nel frattempo in via di smantellamento.

Il festival ha in programma 60 film, divisi in tre sezioni competitive, a partire da “da Finestre sul Mondo”, con dieci titoli di fiction e documentari, opera di giovani registi, tra cui spiccano il nuovo sconvolgente reportage di Talal Derki Of Fathers and Sons (Grand Jury Prize al Sundance 2018), in cui il regista siriano torna nel suo paese per documentare la quotidianità di una famiglia di combattenti di Al Qaida, al film rivelazione della Quinzaine des réalisateurs di Cannes 2017, I Am not a Witch della regista zambiana Rungano Nyoni, interpretazione immaginifica del dramma dei bambini stregone, dal nuovo lavoro del regista cult bengalese Mostapha Farooki, No Bed of Roses, interpretato dalla star indiana internazionale Irfan Khan – è stato in competizione del festival di Rotterdam 2018 – al brasiliano Azougue Nazareth di Tiago Melo (Bright Future Award al Rotterdam Film Festival 2018) girato a Recife, sul conflitto tra i poeti sambador, che si preparano per il carnevale e un pastore evangelista che vieta questa tradizione “demoniaca”. Il Concorso Extr’A proporrà film di registi italiani a confronto con altre culture, e il panorama è completato dal Concorso Cortometraggi Africani.

Il Fcaaal non poteva non omaggiare uno dei più grandi cineasti africani, Idrissa Ouedrago, morto a 64 anni il 18 febbraio a Ouagadougou, capitale del suo Paese, il Burkina Faso, di cui sarà riproposto uno dei capolavori, Samba Traoré (1993), e ci sarà un incontro con il britannico Michael Nyman, Presidente delle Giuria, uno dei più grandi compositori contemporanei di musica per il cinema (e non solo). Tra gli eventi speciali si segnalano le proiezioni di On the Beach at Night Alone, diretto da uno dei più interessanti e apprezzati registi asiatici, il coreano Hong Sang-soo, dell’ultima opera del maestro del cinema cileno Raúl Ruiz, The Wandering Soap Opera, film lasciato da lui incompiuto e portato a termine dalla moglie Valeria Sarmiento, presentato a Locarno 2017, e in collaborazione con il Far East Film Festival e l’Istituto Confucio dell’Università di Milano l’anteprima di Legend of the Demon Cat, il nuovo kolossal firmato dal grande Chen Kaige, successo in Cina. Da segnalare poi Ibi, di Andrea Segre, e la commedia Sheikh Jackson di Amr Salama (Egitto) cui toccherà la chiusura della rassegna, dopo quella del Festival di Toronto.

In tema di film d’essai e storiche stagioni dell’immagine da segnalare infine l’uscita nelle sale italiane di Cinema Novo di Eryk Rocha, figlio di Glauber, grande cineasta brasiliano capofila del movimento che dà il titolo a questo interessante documentario, autore di titoli celebri come Il dio nero, il diavolo biondo e Antonio das Mortes: l’omaggio al geniale genitore e agli altri protagonisti che negli anni Sessanta portarono a Berlino, Cannes e Venezia la creatività carioca – Ruy Guerra, Nelson Pereira Dos Santos, Leon Hirzsman, Paulo César Saraceni – si basa su molte interviste d’epoca, spezzoni dei loro film montati con ritmo e senso accattivanti  e su un discorso generale che mette in rilievo il carattere molto innovativo di queste opere, sul piano stilistico e dei contenuti, e la scelta di sprovincializzare la cultura cinematografica del paese pur in mezzo a grandi problemi di finanziamento e distribuzione. E la volontà di portare la cinepresa in mezzo alla gente e ai suoi problemi con un effetto verità non piattamente documentaristico, lasciando anzi molta libertà di espressione ai singoli. Non esattamente un “movimento”, con regole di realizzazione comuni dei film (alla Dogma per intendersi) ma un gruppi di carissimi amici mossi dagli stessi intendimenti progressisti (in senso politico e cinematografico), che si scambiavano anche il montaggio reciproco delle opere. Tutte in qualche modo ispirate a personaggi realmente vissuti, pur se in molti casi mutuate da opere letterarie degli anni 40, scritte da grandi autori come Jorge Amado e altri.