Dall’hipster al cyberspazio

In Letteratura

Beat2Bit: dalla controcultura a Internet (1945-1996)

Nel cinquantesimo anniversario della Summer of love di San Francisco, Luciano Guidetti ha curato all’interno della la mostra fotografica – appena conclusa – COMMUNITY ERA. Echoes from the Summer Of Love nello Spazio Gerra di Reggio Emilia una sezione documentaria intitolata Beat2Bit. Nel mese di Giugno 2017  sugli stessi argomenti è uscito un suo libro per la Compagnia editoriale Aliberti, intitolato appunto Beat2Bit. Esperto e cultore della materia, l’autore spazia nella cultura alternativa americana dal secondo dopoguerra fino alla nascita e diffusione delle reti informatiche, che vede come uno dei frutti di quella cultura. È un testo che andrebbe adottato nelle scuole, magari nell’ultimo anno delle superiori, per approfondire quelli che sono stati i movimenti alternativi americani dagli anni cinquanta in poi. Il libro è esaustivo di ogni dettaglio di quella cultura, soprattutto su  aspetti poco conosciuti, come quel bisogno di fare rete che gli hippie sentirono come un loro forte bisogno fin dalla fine degli anni ’60. Lo stile di Guidetti è scorrevole e di immediata comprensione, come di chi sa perfettamente e da molto tempo quello di cui sta parlando. Il testo contiene tutto quello che c’è da sapere sulla cultura beat, psichedelica e hippy fino ai pionieri del cyberspazio e delle reti internet: una timeline che comincia con Allen Ginsberg (1955) e finisce con Steve Job (2005). Poi inzia la trattazione vera e propria.

La controcultura americana nasce nel secondo dopoguerra con gli hipsters, creature del sottosuolo, dedite a droghe e alcool, che vivono nel locali pubblici, odiano il lavoro, rifiutano i valoro dominanti. L’hipster è l’antefatto della beat generation: Kerouac e Ginsberg per scrivere le loro opere si sono direttamente ispirati a una parte della cultura hipster. Kerouac, ci dice Guidetti, è uno scrittore profondamente intriso di religiosità e, che insieme al tema del viaggio affrontato nelle sue opere, influenzerà la futura generazione hippy più di Ginsberg che ne sarà uno dei leader carismatici. Quest’ultimo fu infatti uno dei protagonisti del celebre Human be-in di San Francisco del 14 Gennaio 1967, il primo grande raduno delle tribù hippie. Ginsberg sarà per tutta la sua vita sia poeta che leader politico nella lotta per i diritti civili e contro la guerra in Vietnam. Guidetti lo definisce un “formidabile attivista”.

Guidetti passa poi ad analizzare il fenomeno psichedelico creato e portato avanti dallo scrittore Ken Kesey e dai suoi “Allegri burloni”, di cui si racconta l’epopea sul “magic bus” in giro per l’America a organizzare feste a base di LSD (allora ancora legale). Si passa dalla droga al movimento degli studenti e del “free speech movement” di Berkley, anche se il centro della controcultura erano le comuni negli appartamenti sgangherati del quartiere di Haight- Ashbury di San Francisco. Qui operano i Diggers, gruppo teatrale ma anche politico, qui si riscoprono le culture native americane, le religioni orientali, si assume l’LSD e la marijuana, nascono giornali come “Oracle” e gruppi musicali come i Charlatans, i Jefferson Airplanes, i Grateful Dead. Il movimento culminerà nel raduno al Golden gate Park del Gennaio ’67. Sul palco oltre ad Allen Ginsberg saliranno personaggi come Jerry Rubin e Timothy Leary che qui inaugurerà il suo celebre slogan: ” Turn On, Tun In, Drop Out”. Da lì a pochi mesi avverrà la vera Summer of Love; come si dice nel libro di Guidetti: “Migliaia di giovani si accalcano sui tetti, si sdraiano a riposarsi sui marciapiedi, attendono il loro turno nelle sale d’aspetto delle Free Clinics, gli ambulatori medici gratuiti…Nelle bacheche delle stazioni di polizia centinaia le foto di adolescenti scappati di casa …L’esodo diventa incontrollabile, tutti sembrano voler scendere a San Francisco per l’estate dell’amore”. Arrivano anche molti turisti in veri e propri viaggi organizzati. E allora gli hippie dichiarano la fine della loro utopia con un simbolico funerale. Ma se finisce l’utopia metropolitana, ne inzia un’altra, quella del movimento “Back to Land”, uno dei frutti più sostanziosi e a tutt’oggi vivi della stagione hippie americana. Migliaia di giovani abbandonano San Francisco ma non tornano a casa, “in gruppi più o meno numerosi si dirigono in luoghi remoti disseminati nelle campagne e vallate degli stati interni”. Solo la parte più politicizzata continua la sua attività, soprattutto contro la guerra in Vietnam. Alla grande marcia su Washington dell’Ottobre 1967 oltre ai Diggers e i Fugs partecipano personaggio dello spesso di Allen Ginsberg, Abbie Hoffman, Jerry Rubin.  A questa manifestazione seguirà quella di Chicago in occasione della Convenzione Democratica. È qui che nasce una nuova organizzazione formata dai più politicizzati del movimento: lo Youth International Party.

Ma a mio parere la parte più interessante del dopo hippy così come viene raccontato nel libro di Guidetti, è il ritorno alla terra dopo il funerale simbolico del movimento a San Francisco. Come scrive l’autore, “terminata la sbornia della boheme per le strade di  Haight- Ashbury, molti comprendono che l’espansione della coscienza e la libera relazione personale non può essere fine a se stessa, ma può diventare un mezzo per  costruire alternative di comunità egualitarie e autosufficienti”. Nei primi anni settanta 750.000 mila persone vivevano in più di 10.000 comuni sparse negli Stati Uniti. Vivono dei frutti della terra, e fin dall’inizio sentono il bisogno di “fare rete”. L’occasione la darà loro Steward Brand. Dopo aver partecipato agli acid test di Kesey a base di LSD in cui ha il compito di apprestare vari strumenti tecnologici per il divertimento, si mette a girare per le comuni d’America proponendo ai comunards un Bollettino da distribuire per posta: The whole Earth Catalog. Dopo l’uscita del primo numero nel 1968 il Catalogo comincia ad avere successo, e in poco tempo arriverà a vendere 2 milioni di copie. La filosofia che lo sostiene riguarda la necessità, per l’individuo, di impadronirsi di nuovo della tecnologia allo scopo di “utilizzarla per sviluppare una nuova cultura e migliorare l’umanità e l’ambiente”. Il Catalogo propone soluzioni fai da te per far funzionare le comuni, ci sono suggerimenti per idraulici, muratori, coltivatori.  Ma nel Giugno del ’71 Steward Brend chiude l’esperienza del The whole Earth Catalog a favore di un progetto innovativo legato al nascente mondo dei computer. Crea una bacheca elettronica che prenderà il nome di Comunity Memory, una rete di terminali pubblici collegati a un server dell’Università di Berkley allo scopo di condividere informazioni di ogni tipo, che si trasformerà in BBS (Bulletin Board System). Un altro personaggio altrettanto visionario e innovativo è stato Ted Nelson, che getta le basi per la creazione di ipertesti. Insieme a Steward Brend e altri ex hippie creano The Well (The whole Earth Lectronic Link ), una nuova Bacheca Elettronica con numero altissimo di utenti. Ma di lì a poco, come sappiamo, quello che allora si chiamava “il sistema” metterà le mani “su questa nuova frontiera”. La rivoluzione digitale fu dunque opera di un manipolo di visionari e sognatori senza fini commerciali.