Il bestiario domestico di Letizia Muratori

In Letteratura

Gli “Animali domestici” dell’autrice romana somigliano tanto agli uomini, che senza legami non sopravvivono

Alla ricerca di «una stanza tutta per sé», una scrittrice sofisticata (così si definisce lei stessa) riallaccia i rapporti con un eccentrico intellettuale, ex  amante, confidente, padre di un’amica d’infanzia che le affida il compito di riscrivere i diari dei cani che ha raccolto e accudito per anni in un rifugio dove ha fatto irruzione con grandi bagordi la Guardia di Finanza.

Attratta dal fatale binomio di uomini&animali, mi immergo nella lettura di Animali domestici di Letizia Muratori, un’autrice romana che dal 2005 a oggi ha alle spalle sette romanzi– i primi due pubblicati da Einaudi, gli altri da Adelphi – tutti di ottimo livello, ma praticamente misconosciuta, o peggio ancora “di nicchia”.

Eppure con le sue storie familiari e i suoi rimossi dovrebbe avere un grande successo in un paese come l’Italia. Ma da Tu non c’entri, il suo primo romanzo, a La Casa Madre, fotografia della moda anni Cinquanta, al mondo della finanza di Sole senza nessuno e quello adolescenziale del Giorno dell’indipendenza, o del penultimo Come se niente fosse, le imputano l’ambiente: i palazzi della Roma bene, i ragazzi di buona famiglia e quel milieu alto borghese che certo contrasta con la rappresentazione dell’Italia precaria di oggi.

All’iperrealismo dei talk show, io preferisco la rappresentazione letteraria del gatto in poltrona che vedo in copertina del suo ultimo Animali domestici. Già, ma dove sono i cani e i gatti del titolo? Evaporati.

Nella memoria restano altri animali: Edi Sereni, “il boss delle confidenze” che mangia kiwi e colleziona confezioni di salatini e boccette mignon di shampoo. Un uomo randagio, un “gattuomo” per dirla con Alberto Asor Rosa, che coltiva insieme al senso di protezione il desiderio del piacere e il bisogno di un luogo buio dove girare indisturbato.

C’è poi Almas, la scorbutica domestica eritrea che ha vissuto una vita insieme alla famiglia della narratrice, e fra orgoglio e rancore ricorda gli animali selvatici, indomabili. E Luca, il primo giovane marito della protagonista che per opporsi al perbenismo dell’alta borghesia capitolina si perde nell’eroina: nel suo sguardo consapevolmente impotente sembra di vedere quello degli animali portati al mattatoio e scorgere la silenziosa domanda “Perché mi fate questo?”

Anche Chiara, la “canara” amica d’infanzia e figlia dell’imprevedibile Edi Sereni, fugge: incline già da bambina alla natura (“Quella fronte larga era piena di slanci e priva di curiosità: la fronte assoluta di Heidi”), si ritira in campagna per vivere in mezzo ai suoi molti cani e gatti.

Tragica e disarmata, nell’umano bestiario della Muratori, è la preda per antonomasia, è la pecora che quando vede avvicinarsi degli umani alza la testa interrompendo ciò che sta facendo e li fissa negli occhi, pensando che sono nemici.

E infine c’è lei, la protagonista, Letizia, che alla ricerca di una tana finisce in una trappola. Capita agli animali addomesticati alla dipendenza, di cose e persone (“Mi ha uccisa l’infingardaggine pavida e mesta di animale domestico” penso).

Ma poi succede che il padrone, per sbaglio (o forse no), lasci una porta aperta e al suo ritorno non lo trovi più: «Quando un animale scappa certo non si ferma dietro l’angolo, né ragiona… si lancia in una corsa insensata che pare destinata a finire chissà come sul ciglio di un burrone».

Domestici o addomesticati che siano, agli animali di Letizia Muratori è difficile resistere: sospesi fra ciò che sono e ciò che avrebbero voluto essere, assomigliano agli umani che siamo noi: l’uomo è un animale da compagnia in quanto senza legami – d’amore, di amicizia, di paura, di sofferenza – non sopravvive.

E forse in un’epoca come la nostra, in cui l’uomo (ai Parioli ma anche in periferia) si allontana sempre di più dalla natura ma trasformato il proprio mondo in una giungla dove a sopravvivere è solo il più forte e al contempo tratta i suoi compagni a quattro zampe come figli, Animali domestici non è solo un titolo: è un qualcosa di intuito, tessuto con abilità di suoni e di emozioni.

Animali o bestie, che differenza fa?

Animali domestici di Letizia Muratori (Adelphi, 2015, pp. 218, 18 euro)

Immagine di OFTO