Messico e Australia al Beltrade, se il cinema “altro” fa il giro del mondo

In Cinema

Mentre proseguono le repliche dell’interessante “Tanna” di Martin Butler e Bentley Dean, una sorta di “Romeo e Giulietta” ambientato in un’isola dell’arcipelago delle Vanuatu, debutta in questi giorni “Alamar” del belga Pedro Gonzales Rubio: in un placido villaggio sulla barriera corallina messicana si vivifica il rapporto tra un padre (e un nonno) e un figlio di cinque anni, che abita in un altrove assai lontano con la madre, ma in pochi giorni selvaggi sperimenta un modo diverso, naturale, di vivere

Due occasioni per vedere un cinema diverso, da altri mondi, e con un passo che sta in bilico tra documento, anche etnografico, e racconto di relazioni tra uomini, donne, bambini e sentimenti: le offre in questi giorni il milanese cinema Beltrade, che con tenacia nella ricerca e positivo spirito maieutico si forza da anni di costruire (e costruirsi) un pubblico disponibile a “rischiare” al cinema, lontano dai cliché del kolossal hollywoodiano ma anche dai canoni dell’essai europeo.

La novità di questa settimana, innanzitutto, Alamar del cineasta belga Pedro Gonzales Rubio, un film del 2009, inedito però in Italia, vincitore in quegli anni fa di premi a molti festival, da Rotterdam a Miami. È la storia semplice, essenziale, giocata molto in chiave spontanea e in presa diretta sui reali protagonisti, di un momento chiave in un rapporto padre-figlio, quello tra Jorge, un giovane uomo di radici Mayan, e Natan, il suo ragazzino di cinque anni, nato dalla relazione con una donna italiana che dopo un periodo di vita in Brasile è ritornata, col piccolo, in patria. Ma che ha concesso al suo ex uomo e al figlio di passare del tempo insieme vivendo in uno sperduto paese su palafitte, lungo quel segmento di barriera corallina messicana chiamato Banco Chinchorro. Passeranno quei brevi giorni selvaggi immersi tra mare, terra e cielo e seguendo i tempi, i modi e i luoghi dell’esistenza di Matraca, padre di Jorge, fatta di pesca e piccoli lavoretti collegati.

L’evidente distanza di vita e di sentire che separa questo assoluto naturale e la realtà urbana di Roma, dove Nathan vive, lo portano a riflettere e ad amare un altro modo di concepire, e relazionarsi, con le cose che ha intorno, papà e nonno ma non solo: e, nonostante la sua verdissima età, inizia anche a ragionare sulle sue reazioni a tutto questo.

Il regista Gonzàlez-Rubio conosce bene l’area in cui è stato girato il film, dichiarata Riserva Naturale della Biosfera nel 1996 dall’Unesco, e ha scelto di mostrare e raccontare quella realtà, ormai eccezionale stante la continua distruzione che la barriera corallina subisce per fare spazio all’approdo delle navi giganti da crociera e ai mega-hotel collegati, non certo rispettosi dell’ecosistema: lo fa con uno stile delicato ma mai ammiccante o sdolcinato, suggerendo come con grande facilità anche un rapporto complicato, quello tra un padre e un figlio che vivono normalmente a migliaia di chilometri di distanza l’uno dall’altro, possano far rivivere il loro legame nel contesto di una grande madre natura dove temibili coccodrilli e splendidi uccelli hanno uguale statuto d’appartenenza.

L’altro titolo che vale la pena di recuperare, già in cartellone da diverse settimane al Beltrade, è Tanna di Martin Butler e Bentley Dean, due documentaristi folgorati qualche anno fa dall’incontro con l’Australia e il mondo aborigeno: in questo film, passato con applausi all’ultima mostra di Venezia nella Settimana della Critica, raccontano una sorta di Giulietta e Romeo ambientata appunto nell’isola di Tanna, nell’arcipelago delle Vanuatu, tra due ragazzi, Mungau Dain e Marie Wawa – e anche i protagonisti qui “recitano” se stessi – che facendo parte di due tribù intente a odiarsi e combattersi da lungo tempo dovranno difendere fino a limiti estremi il loro amore. La conclusione tragica della vicenda porterà però a una svolta nelle relazioni interne a quel mondo arcaico e affascinante, esplorato dalle immagini sul piano naturale e delle dinamiche tra uomini e donne, giovani e anziani.

Alamar, di Pedro Gonzales Rubio, con Jorge Machado, Nestor Marin, Natan Machado Palombini 

Tanna, di Martin Butler e Bentley Dean, con Mungau Dain, Marie Wawa