Al Manzoni la lotta è tra i sessi

In Teatro

Parata di stelle: Bova, Angiolini, Cuccarini, Guerritore e tanti altri, per una stagione all’insegna della guerra tra i sessi – in cui c’è spazio anche per le partite a carte di Avati e per Vincenzo Salemme…

Il Teatro Manzoni, anche per la stagione che verrà – o meglio, che è praticamente ai nastri di partenza – non si risparmia.

Sembra esserci un filo rosso che collega molti degli spettacoli in programma: il tramonto del binomio uomo-donna inteso in senso classico. Anzi: la sua totale ridefinizione. Una messa in discussione che rigenera o, forse, consolida.  Guerra di sessi, la potremmo banalmente sintetizzare.

Parola d’ordine, contaminazione: divi parimenti noti sul palco come sui palinsesti televisivi, finanche sul grande schermo. Si parte con due attori molto amati: il controverso Luca Barbareschi e la brillante Chiara Noschese, che apriranno le danze con L’anatra all’arancia, da William Douglas Home. Ieri ispirava Luciano Salce, Monica Vitti e Ugo Tognazzi, oggi la regia dello stesso Barbareschi.

Citando il conflitto tra i sessi, sorprende come a ruota il teatro proponga La guerra dei Roses, tratto dal romanzo di Warren Adler e già magnificato al cinema grazie al film di Danny DeVito con Kathleen Turner e Michael Douglas. Oggi l’opera ispira il lavoro dell’attore Filippo Dini, per l’occasione regista alle prese con Ambra Angiolini (che ritorna al Manzoni dopo il Pinter di Tradimenti, dello scorso anno) e Matteo Ramon.

E si continua con fascinazioni e contaminazioni, con artisti di un certo rilievo ispirati dal cinema e da quest’ultimo provenienti: Vincenzo Salemme (che propone la sua nuova commedia, Una festa… esagerata!), Pupi Avati, autore di Regalo di Natale che oggi va in scena dalla regia di Marcello Cotugno e un super cast (che comprende Gigio Alberti e ancora Filippo Dini), fino a Monica Guerritore – che adatta e dirige Mariti e mogli, di Woody Allen. Altro che guerra tra i sessi, per (auto)citarci: molta più ferocia…

C’è spazio ancora per altri beniamini (sic!, che termine ormai vintage): la premiata coppia Ingrassia-Cuccarini (ah, i tempi di Grease!), per esempio, che ritorna con Non mi hai più detto ti amo!, storia di una famiglia, e del suo ruolo concettuale all’interno della società,  in puro sfacelo – musiche di Giovanni Caccamo. Qualche sospiro dalla platea si leverà anche in onore di Raul Bova, che riprende Due con Chiara Francini, diretti da Luca Miniero. Storia di una coppia ordinaria, ammesso che si voglia credere che Francini e Bova potranno mai essere ordinari, alle prese con banalità come il montaggio di un letto o le discussioni su futuro e universo creato. 

E mentre Edoardo Sylos Labini continua il suo personale, tormentato viaggio nella mente di Gabriele d’Annunzio con d’Annunzio segreto (resoconto del lacerante rapporto tra il Vate ed Eleonora Duse, anche dopo la morte di quest’ultima) si sorriderà con Corrado Tedeschi, che ispira l’impegno autoriale di Gianni Clementi interpretando un imprenditore in bolletta che si improvvisa rapinatore (e che al suo fianco ha Brigitta Boccoli).

Interessante, in chiusura, l’esperimento di Serena Sinigaglia: la regista, accompagnata da Arianna Scommegna e Mattia Fabris,  va (e si mette) in scena attraverso il suo profondo, polemico, viscerale rapporto con William Shakespeare. A ribadire che anche questo, seppur “aulico”, è un dignitosissimo conflitto tra sessi. Seppure a qualche secolo di distanza.

(Foto in copertina di Andrea Ciccalè, video di proprietà di Teatro Mancinelli e retroscenasat2000

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