Sulla linea, in attesa della fama

In Teatro

Chiara Noschese dirige uno dei musical più celebri di tutti i tempi, a Milano al Teatro Nazionale

A chorus line, non temo di essere smentito, è il più bel musical della storia, la sua proporzione perfetta tra musica, canto e prosa lo rendono un pezzo unico capace di raccontare storie singole e l’atmosfera del dietro le quinte di un teatro di varietà dove 19 ballerini di fila, sulla chorus line che li divide dalle star, si presentano ad un’audizione da un regista che dovrà sceglierne otto.

A chorus line di Michael Bennett torna in una nuova edizione italiana della Stage con la regìa un po’ sopra le righe di Chiara Noschese, appartiene alla leggenda dal musical: lo spettacolo nasce il 25 luglio 1975 in un teatro di Broadway dove colleziona in 15 anni 6137 recite, 7 milioni di spettatori, 9 premi Tony e pure il Pulitzer e poi una media versione cinematografica di Attenborough con Michael Douglas.

Bisogna come sempre valutare l’insieme della prestazione, perché questi ragazzi che si presentano e di confessano, anno vita a un corpo unico non solo di ballo, ma di vita e di emozioni, raccontano le loro storie e perché pensano di essere votati al teatro o perché credono che la danza li possa salvare. Sono storie un po’ anni ’70 ma sempre molto attuali, anzi eterne e vengono evocati i vari caratteri proprio come fa Pirandello:A chorus line sono i “Sei personaggi” del musical.

Meno male che finalmente, rompendo la catena dei titoli teen ager tutti uguali e tutti ammuffiti, si è presa l’iniziativa di riportare in scena in 125’ filati questa emozionante avventura di vita e di teatro che al Nazionale può vantare un cast giovane e talentuoso, con qualche eccesso di caratterizzazione che si scioglierà nelle recite.

Lo show dentro lo show, l’esaltazione commossa della vita di teatro e della sua complicità: anche qui prepara un nuovo show come nei film cult degli anni d’oro tipo 42ma strada o Spettacolo di varietà, ma ribaltando il modello chiamando in causa la psicologia, la società, la famiglia Freud, i complessi di vario tipo e la memoria del teatro intimista americano. Ma soprattutto in questa confessione collettiva c’è un grande affetto per tutto il mondo del teatro che trasuda nel copione di Kirkwood e Dante, anche se il fautore del successo fu il compianto regista Michael Bennett che ci mise molto della sua esperienza di vita di palcoscenico.

Ciascuno dei ragazzi, “gipsies”, zingari, perché spesso in tournèe, si presenta, si racconta, canta una canzone, spesso con spirito; sogna, ricorda, mette a nudo psicologia e speranze come fosse all’Actor’s Studio. Quale il segreto? Divertimento ed ex aequo commozione.

Alla fine c’è un colpo di scena fantasy che distribuisce a tutti cilindro, bastone e paillettes: i costumi ora sono solo argentati e non dorati ma fa lo stesso. Spiace invece che la Noschese abbia rinunciato al grande specchio che sta dietro la fila dei ballerini, capace di essere straniante ed emotivo, rispecchiando lo stesso pubblico in sala. Dopo tre mirabili edizioni di Saverio Marconi che si era innamorato a vista dello show (ma a Milano abbiamo visto anche due edizioni originali, una al Castello Sforzesco nell’86), il musical più antico e più moderno invita un viaggio tra presente e passato del musical e della vita artistica che poi è la traduzione della radiografia personale di ciascuno.

«E come sempre ci emozioniamo con loro, è anche la nostra audizione col bisogno della finzione e di allestire la vita con un po’ di poesia. Un Chorus line 2.0», dice la regista. Le coreografie sono riprodotte dall’originale da Fabrizio Angelini che è sulla “chorus line” dal 1990, la direzione musicale dal vivo di Andrea Calandrini. Son giovani e preparati i 19 ballerini che si confessano a cuore aperto e per loro, come dice l’ultimo song luccicante, è davvero una “singular sensation” perché A chorus line continua ad essere una rivoluzione nel musical, un modo per commuoversi e divertirsi con straordinaria carica di emozioni condivise, con l’aiuto delle musiche magnifiche di Marvin Hamlish.

Al Teatro Nazionale dal 14 febbraio al 14 aprile, ed ecco gli interpreti: Salvatore Palombi, Federico Colonnelli, Giuseppe Verzicco, Giorgio CamandonaSamuele Cavallo, Giulio Benvenuti, Yuri Pascale Langer, Andrea Spata, Riccardo Sinisi, Pierluigi Lima, Giulia Gerola, Roberta Miolla, Claudia Mangini, Chiara di Loreto, Margherita Toso, Serena Olmi, Gea Andreotti, Floriana Monici, Martina Lunghi, Federica Basso, Ivana Mannone, Noemi Marta Nazzecone, Angelo di Figlia, Ilario Castagnola, Giuseppe Galizia.